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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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09/10/18 19:19

Morandi, il cluster portuale genovese batte i pugni a Roma

Non solo risarcimenti: rilanciata la richiesta di provvedimenti ambiti da tempo. Mentre l’AdSP cerca di risolvere la vertenza con camionisti e i problemi della Culmv dopo il no dei revisori ai 10,7 milioni promessi a luglio

Come promesso la variegata delegazione messa in piedi dalla Camera di Commercio di Genova con 40 sigle del mondo economico del capoluogo ligure ha presentato alle Commissioni Trasporti e Ambiente della Camera un ampio ventaglio di proposte emendative al Decreto Genova, varato dal Governo per far fronte al post Morandi ed ora in via di conversione in legge.

In cima alla lista, naturalmente, l’articolo 1, che andrebbe rivisto secondo la delegazione al fine di garantire che per la ricostruzione non si vada oltre il 31 dicembre 2019. E in fondo, quasi a risarcimento morale, la proposta di basare a Genova l’Agenzia per la sicurezza nei trasporti che sostituirà l’ANSF. Per il resto, calcolati, mediante le denunce raccolte, in 400 milioni di euro i danni subiti dalle imprese, il fulcro delle richieste risiede nei 50 milioni di euro annui per tre anni cui si suggerisce di alzare il tetto (20 milioni per il solo 2018) previsto dall’articolo 8 per ristorare le aziende che abbiano subito un calo del fatturato pari almeno al 25% nel periodo 14 agosto - 30 settembre (che si chiede genericamente di estendere).

Il tutto, naturalmente, cancellando il riferimento ai de minimis, erroneo secondo la delegazione, trattandosi non di aiuti di Stato ma di anticipazioni di risarcimenti che saranno dovuti dal responsabile del crollo, che, secondo gli istanti, sarà con certezza individuato e su cui lo Stato si rivarrà. Altro cardine, totalmente mancante nel decreto originale, la richiesta di 30 milioni di euro per finanziare cassa in deroga straordinaria nel 2019 per tutte le imprese che ne necessitassero.

La bozza emendativa presentata in Parlamento, però, contiene molte altre misure di ambito logistico-portuale da tempo nel mirino del relativo cluster, che, pur ambite da tempo, le ritiene oggi essenziali per far fronte ad una apocalisse del comparto solo parzialmente inquadrata dai dati finora disponibili. Ecco quindi la richiesta di superare le limitazioni di Bruxelles per l’istituzione di una ZES – Zona Economica Speciale (oltre alla prevista Zona Logistica Speciale, con ampliamento generico della zona retroportuale coinvolta), di assumere ulteriore personale per Dogane e controlli fitosanitari in porto, di allungare gli orari di questi uffici, di prevedere un potenziamento (9 milioni di euro) per il ferrobonus riconosciuto ai treni operati sul porto di Genova, di aumentare a 95 milioni di euro annui (per 2018 e 2019) il cosiddetto fondo IVA per l’Autorità di Sistema Portuale, di abolire una vecchia addizionale sulla tassa di ancoraggio a Genova.

Oltre alla Camera di Commercio e ad alcuni componenti la delegazione, le Commissioni hanno audito anche Paolo Emilio Signorini. Correggendo prima le stime di alcune settimane fa (-35%) col consuntivo di agosto-settembre (-20%) in relazione alle tasse portuali, il presidente dell’AdSP, presentando stime (“conservative”) di calo annuale di traffico comprese fra il -6% e il -10%, si è focalizzato sulla necessità di due provvedimenti.

Non menzionando la vertenza con l’autotrasporto sul congestionamento dei gate e dei terminal genovesi (precedente al crollo e causa di un blocco dello scalo di 3 giorni lo scorso luglio da parte della categoria), Signorini ha chiesto che venga innalzato il fondo per l’autotrasporto. Oltre ai 20 milioni di euro per il 2018 ne servirebbero 60 per il 2019 (sempre che nel 2020 il nuovo ponte ci sia), a compensare per difetto il seguente calcolo: 40 euro per 1 ora aggiuntiva dovuta alla congestione, moltiplicata per 8mila viaggi quotidiani per 250 giorni lavorativi l’anno.

L’altro target di Signorini è l’ottenimento, magari con meccanismo diverso dal fondo IVA (come ventilato dal Governo), di 50 milioni di euro annui per tre anni per le spese in conto capitale dell’ente. A prescindere dalle previsioni sul calo delle entrate dell’AdSP (non fornite) e dalla capacità di spesa della stessa (40 su 78 milioni nel 2017), ma non di una deroga al codice degli appalti per “gli interventi di accessibilità al porto” (cioè tutti).

Detto dell’appoggio alla succitata misura sul ferrobonus e della richiesta di ampliare a Milano Smistamento il perimetro della prevista ZLS, Signorini si è soffermato su un altro tema, emerso surrettiziamente nel corso dell’audizione. Antonio Benvenuti, console della Culmv, intervenuto in precedenza, aveva infatti rivelato come il “percorso di ristrutturazione della Compagnia si sia interrotto il 20 agosto”.

Riferimento, presumibilmente, al niet dei revisori dei conti al finanziamento da 10,7 milioni di euro per la Culmv deliberato a luglio dall’AdSP. Signorini non ha esplicitato, ma ha chiesto l’autorizzazione a “indennizzare con 2 milioni del bilancio dell’AdSP la contrazione di lavoro della Culmv” (Benvenuti ha parlato di 23-30mila giornate a fine anno), non ricordando ai parlamentari come l’attuale assetto normativo già preveda un’Indennità (IMA) per il Mancato Avviamento per i lavoratori dei fornitori di manodopera temporanea nei porti.

Approvazione piena, infine, all’articolo 6, finora misterioso. Signorini ha infatti spiegato come i 30 milioni stanziati serviranno all’AdSP per realizzare, “presumibilmente insieme a Uirnet”, il varco portuale della nuova Strada della Superba, supportando “la richiesta di cofinanziamento europeo al progetto da presentarsi a breve” (la stessa Uirnet ha rilanciato una sua precedente richiesta alla BEI, che ha precisato di non aver per il momento accordato alcunché) e i relativi espropri softwaristici previsti dalla norma.   

 

Andrea Moizo

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