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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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14/12/18 09:34

La battagliera Pivetti all’assalto della logistica del commercio Italia-Cina: “Italiani svegliamoci prima che tedeschi e russi ci mangino del tutto il business!”

Il presidente della Camera di metà anni ‘90 con la sua azienda Only Italia, trading company vicina alla Cina, sta cercando di attivare un treno diretto regolare dall’Italia per Chengdu ma fatica a trovare adesioni al suo consorzio

Sbuffa, metaforicamente, pronto a partire ma senza ancora merce a bordo sul primo binario per la Cina il locomotore di Only Italia, deciso ad avviare al più presto il suo (secondo, cronologicamente, perché il primo è stato effettuato due mesi fa) treno con destinazione l’economicamente molto attiva area territoriale di Chengdu; ma finora bloccato da una presunta apatia e scetticismo della logistica tricolore, che sarebbe più prona a sottostare passivamente al giogo di mercato dei ‘padroni delle ferrovie continentali’ stranieri che non a rischiare l’allettante scommessa, mettendosi in gioco sotto la comune bandiera bianco-rosso-verde, per attivare una direttrice di traffico da gestire tutta in proprio.

Un vero tormento, quello di non riuscire a coagulare intorno a sè forze fresche, che frustra e snerva la verve imprenditoriale della battagliera Irene Pivetti, più nota alle cronache nazionali negli anni ’90 come politica di grido - una pelle che, peraltro, la lusinga sempre e che presto tornerà ad indossare con un nuovo partito - e quindi mantenutasi sulla breccia come personaggio pubblico quale conduttrice televisiva e giornalista, fino ad inventarsi una verginità imprenditoriale con una propria azienda fondata in questo Millennio.

Da questo pulpito di imprenditrice attiva nel trading internazionale, con forti addentellati in Cina, e prestatasi, obtorto collo, alla causa della logistica intercontinentale, la 55enne milanese lamenta, con una circostanziata denuncia sulle pagine della nostra Testata, una certa clamorosa disattenzione degli operatori del trasporto italiani, che non si accorgerebbero di sprecare un’occasione imperdibile di business, non difficile da cogliere se solo ci si attrezzasse con un ‘esercito’ schierato con compattezza, unendo forze e risorse.

“Sono da tempo al lavoro tra Italia e Cina come trading company Only Italia e ho capito quanto fossero importante per i nostri prodotti in export il trasporto e la logistica, tanto che mi sono calata in questa parte e mi sono attivata per organizzare un flusso regolare di collegamento ferroviario diretto tra i due paesi.

Negli ultimi anni mi sono interessata di queste operazioni dal lato cinese; non parlo coi caricatori o spedizionieri, ma lavoro con le istituzioni locali, principalmente il partito comunista, e seguo il progetto della BRI Belt Road Initiative, perché i cinesi mi chiedono di ravvivare i parchi industriali e le attività di trading, mi hanno portato a visitare scali ferroviari, chiedendomi di aiutarli a svilupparle” esordisce Pivetti.

“Così abbiamo dato disponibilità per fare questo benedetto treno Italia-Cina. Non nascendo logistica, ho cominciato a scoprire, con mia grande sorpresa, che il treno cinese in Europa parla solo tedesco! Nell’ultimo anno e mezzo ho cercato ogni genere di operatore italiano, dal ferroviere allo spedizioniere, chiunque fosse forte nel mondo della logistica e in grado di investire in questo treno per dare all’Italia autonomia di servizio. Ma il mondo italiano – almeno finora – si accontenta di andare su in Germania col camion, arrivare a Duisburg e scaricare container o trailer sul treno tedesco, così alimentando il business di DB Cargo, alla faccia della nostra competitività nazionale, cosa che mi ‘rode’ tantissimo. Considero la cosa molto umiliante per il nostro Paese; così ho preso l’iniziativa di costituire nel 2017 all’uopo una società denominata Only Italia Customs & Logistics S.p.A., con uffici a Cusago (Milano), controllata dalla nostra holding, incaricata di tale missione”.

Sul sito, piuttosto ‘sfavillante’ e ambizioso, della società dedicata, di cui la Pivetti è presidente, figurano numeri importanti, quasi ridondanti (all’apparenza) per la loro magnitudo: 1.123 progetti, 740 clienti, 1.500 membri dello staff, 875 consegne. “Siamo orgogliosi di questi numeri” campeggia come slogan di quella che viene definita società specializzata nel settore della logistica integrata. “Grazie ad una presenza capillare sul territorio nazionale, Only Italia Customs & Logistics è in grado di garantire una vasta gamma di servizi: dalla progettazione alla realizzazione di soluzioni logistiche chiavi in mano e alla gestione dell’intera supply chain, in grado di gestire tutte le operazioni integrate ai processi aziendali” recita la descrizione aziendale di una struttura sita a Rodano, a pochi passi dall’aeroporto di Milano Linate e sul nuovo raccordo Bresso-Milano, con magazzino di 6.000 mq (di cui metà coperti), e altra sede a Tribiano (Milano), superficie coperta di 12.800 mq e superficie esterna di 26.000 mq.

“Per 6-8 mesi ho dialogato con gli svizzeri di Hupac; sono un’ottima società ma ritenevano di non investire sul treno blocco proposto e credevano di dovere fare scalo a Norimberga e dunque ci trattavano da cliente cui vendere un servizio; ma non era il nostro caso…” prosegue il suo racconto Pivetti. “Ideologicamente è sbagliato, ci siamo detti, per cui ci muoviamo altrimenti, anche perché nel frattempo avevamo chiuso un accordo con il territorio di Chengdu che, però mi ha imposto come operatore la società RTSB della Repubblica Ceca, ma controllato dalla Germania (nel sito aziendale appare come GmbH società di capitali interamente tedeschi, ndr), e allora siamo daccapo a sottostare ai teutonici, dunque ho detto no, grazie! A quel punto, incontro i russi di FELB (Far East Land Bridge) e mi accordo affinché loro possano operare per me almeno il primo tratto; ma costoro, facendolo in proprio, non ne volevano sapere di cechi né di andare a Chengdu (poiché già facevano altri scali in Cina), anche se poi li ho convinti – dopo un lungo braccio di ferro – e, grazie alla mia cocciutaggine, siamo arrivati all’interessante combinazione per cui si eseguiva questo schema: il tratto cinese fino ai paesi Caucasici ai cinesi, RTSB subentrava dopo facendo la tratta Malaszewicze (Polonia)-Dostyk (Kazakistan) e FELB la Melzo-Malaszewicze, così portando il treno a Milano”.

Ma lo sforzo di far entrare sul tavolo un colosso come FELB (Gruppo RZD) non è stato ripagato affatto.

“Il primo treno, un investimento di Only Italia figlio di un piano industriale strutturato, seppure con discreto ritardo, dopo avere combattuto diverse battaglie con difficoltà inenarrabili compreso tutto lo scetticismo del mondo logistico italiano, capace solo di dire “vai avanti te…”, è partito il 6 ottobre. L’aggravante è che RTSB, messa in mezzo dai cinesi, ha fatto ogni immaginabile ostruzionismo, compreso perderci vagoni e non darci informazioni, facendo il mestiere del concorrente non però in maniera leale. In sostanza Chengdu mi obbligava a servirmi di quello che era un concorrente più che partner… ma pazienza, il primo treno è partito ed è soprattutto arrivato.

A questo punto c’è stato un inaspettato e spiacevole cambio di atteggiamento da parte di un operatore italiano; sono rimasta sorpresa, contavo molto sui partner italiani della logistica, e che portassero clienti, abbiamo avuto ritardo sul secondo treno, fino a sapere da voi Ship2Shore che FELB aveva lanciato un proprio treno con la collaborazione di Contship Italia a partire dal prossimo gennaio.

La mia tristezza è che nessun operatore italiano ha la statura o volontà di fare questo agognato treno diretto Italia-Cina, e così ci facciamo mangiare il business da russi e tedeschi. Provo un vero dolore e frustrazione, avendo dato il sangue e le nottate sul progetto, come tutto lo staff aziendale, senza fare vacanze ad agosto; pensi che in 6 settimane sono andata avanti indietro in Cina ogni 10 giorni.

Così loro, gli stranieri, hanno fiutato il business e ce lo hanno soffiato, anzi glielo stiamo consegnando. Possiamo insistere ma fino a un certo punto; noi non siamo la logistica, la nostra è una società consortile, abbiamo bisogno di fare massa critica tra aziende, promuovere aggregazione e fin dal primo giorno, quando presentai il treno, dissi: questo è un consorzio, entrateci per favore” Noi italiani siamo forti nel fare consorzio, come dimostrano i successi degli imprenditori in campo alimentare. Abbiamo fatto due presentazioni del progetto, una nella nostra sede (con 30 interlocutori presenti) e l’altra all’Interporto di Prato (presso 60 operatori logistici), ma ben vengano altre opportunità da cogliere così da farsi conoscere promuovendo l’idea, che vale sia per grandi che per piccoli operatori” spiega ancora l’imprenditrice, che oggi ha imbarcato come soci la Furlog di Giuseppe ed Eleonora Buganè (padre e figlia), col primo reduce da un’articolata esperienza come manager di DB Cargo, ed ora votato ‘anema core’ a sostenere la causa della Pivetti.

Conoscendo di fama, ed avendo saggiato di persona, le doti di ostinazione e tenacia, difficile pensare che la titolare di Only Italia getti la spugna prima del suono dell’ultimo gong, sebbene la tentazione di tornare al vecchio amore sono dichiarate per l’ex leghista, già pronta a tornare in politica ‘in proprio’ con un partito appena fondato, Italia Madre, che si presenterà agli elettori per la tornata delle europee di maggio 2019.

“Abbiamo fatto come Enrico Toti, ma oltre che gettare il cuore oltre l’ostacolo insieme alla stampella, non possiamo; non ho mai millantato di essere una potenza né di essere la logistica personificata, ma siamo molto cocciuti e abbiamo spirito di sacrificio che ci ha permesso di fare il primo treno e non vediamo l’ora di fare il secondo insieme ad altri partner del consorzio. Basterebbe un flusso regolare di 40 container a treno dall’Italia, si potrebbe iniziare con un servizio settimanale per poi andare a incrementare fino a un treno quotidiano” lancia il suo messaggio Pivetti. “Siamo riusciti ad avere un rapporto privilegiato con Chengdu e questo è già un buon dato di partenza; ma Pivetti e Buganè schierati dall’Italia contro l’Impero Austro-Ungarico o quello Sovietico è chiaramente un confronto impari. Se un paio di spedizionieri di buona volontà si uniscono e ci danno i loro container, il nostro treno parte domattina.

Sa qual è il paradosso? Il treno è piccolo, bastano 40 ‘micragnosi’ contenitori sulle migliaia di box che vanno ogni giorno via mare, e il convoglio parte subito. Basta qualcuno che scommetta ‘quattro soldi’ per fare inizialmente 1 o 2 treni al mese, e faremmo già quello che tedeschi e russi fanno oggi, niente di meno. Non voglio gli Unni in casa nostra, uniamoci sotto il tricolore della logistica.

Il nostro primo treno è partito da Melzo, ma adesso il socio Furlog preme per Verona che lui, in virtù della sua esperienza accumulata sul campo, predilige, ma la sostanza non cambia; qualunque scalo del Nord Italia va bene, basta sia un treno tricolore, e un terminal nostrano, per dare il via.

Stiamo anche studiando rotte alternativa, passare dall’Ucraina ad esempio, perché voglio farcela alla fine. Possiamo dialogare con qualunque impresa ferroviaria, basta che il caricamento sia italiano, e io li porto ‘in carrozza’ in Cina!”

L’imprenditrice lombarda si rammarica di occasioni già sprecate: “Abbiamo i colossi come DHL che ci hanno dato fiducia, ma poi nell’assenza del treno abbiamo dovuto mandare i container sul camion, però anche i cinesi ci fanno la corte; e il carico di ritorno certo non manca. Ma attenzione perché i tedeschi vogliono mangiare sulla nostra testa e si vanno a rivendere il fatto di avere in mano anche il mercato italiano, per quello occorre emanciparsi. Ma poi c’è spazio per tutti, l’autotrasportatore di turno deve stare tranquillo” afferma, riferendosi a una piccola polemica incombente, di cui riportiamo altrove.

“Noi stiamo lavorando con la Cina da 10 anni, siamo partner fidati” conclude Pivetti, già sul piede di partenza per una nuova missione, in procinto di andare a Chengdu, ma che in parallelo sta seguendo anche alcune aziende in sofferenza della Valpolcevera, dopo gli effetti del crollo del Ponte Morandi.

Ed essendo spesso a Genova, un abboccamento è appena stato fatto con Spediporto, la locale associazione degli spedizionieri, che ha trovato il progetto logistico di Only Italia di proprio interesse tendenziale, e dunque ora lo sta esaminando per una valutazione più approfondita.

 

Angelo Scorza

 

 

 

La falsa partenza del servizio italo-cinese

Non è tutto oro quello che luccica, secondo il punto di vista di un ex partner del progetto

 

Non è andato a buon fine un primo ‘apparentamento’ con Only Italia Customs & Logistics di un operatore del trasporto del Nord Italia, che preferisce mantenere l’anonimato per evitare polemiche sterili, ma che desidera precisare come il suo coinvolgimento nello stesso progetto di treno intermodale Italia-Cina sia ora stato accantonato, dopo una presunta ‘falsa partenza’.

“Ce lo aveva presentato lo spedizioniere internazionale Cargo Compass di Cormano (Milano), che si avvaleva dei servizi di un trasportatore, quest’ultimo in fondo alla filiera del nostro progetto, il quale tuttavia ad un certo punto è partito per la tangente...” conferma Irene Pivetti, avvalorando la tesi che il servizio sia stato ‘sospeso’ anche per una difficoltà insorta nel dialogo tra partner.

“Purtroppo doveva essere svolto tutto in un altro modo, ci siamo resi conto ben presto che quello che ci offrivano era solo qualche contatto, ma la capacità di gestione del business ferroviario mancava da parte di Only Italia, che a qualcuno pare qualcosa di più ampio respiro, finalizzato ad attirare investimenti, mentre manca loro la funzione del trasporto; noi purtroppo ci avevamo fatto affidamento, perché sembravano fossero capaci a gestire il rapporto con un operatore che già dall’inizio era quella FELB, che poi – come dimostrano gli ultimi annunci - l’ha fatto direttamente, partendo da inizio 2019” è la ferma controreplica dell’ex partner. “Pivetti voleva partire a tutti i costi con dei treni immediatamente, invece FELB voleva partire a gennaio, come poi farà; adesso noi lavoreremo con loro. Stiamo giusto ora definendo con un cliente importantissimo a livello nazionale, perciò riteniamo che il momento migliore per avviare il treno di FELB sarà da gennaio”.

Non è del tutto chiaro se ai tempi di questi contatti con Pivetti, Only Italia fosse già supportata come esperto di trasporto da Giuseppe Buganè di Furlog, il quale essendo sotto contratto sino a fine Settembre come Dirigente in DB Cargo, pare essere subentrato successivamente in un team nel quale – sempre ad ascoltare la parte che si sente penalizzata dall’esito della vicenda anche in termini monetari come mancato ricavo per i servizi resi – si sarebbero peraltro defilati alcuni collaboratori.

Lo stesso manager ferroviario bolognese, comunque, dà conferma di non avere mai trattato con l’autotrasportatore in questione, che di fatto altro non avrebbe effettuato che eseguire un pick up nazionale da Modena a Melzo, ‘spacciandolo’ come suo servizio.

Anche questa è un’affermazione rimandata al mittente in maniera implicita.

“Purtroppo dopo il primo treno di prova partito da Melzo il 6 ottobre e arrivato a Chengdu in 17 giorni (contro i 40 di normale transit time di un container per via marittima) non abbiamo raggiunto l'accordo definitivo con chi ci aveva proposto il servizio in quanto assolutamente incapace di gestirlo; noi abbiamo fatto tanto e portato soluzioni e clienti ma purtroppo le persone che la Pivetti ha sotto di lei non erano in grado di quadrare il lavoro, perché non lo hanno mai fatto in concreto…” è la delusa rimostranza dell’anonimo operatore del trasporto.

 

A.S.



 

Da Montecitorio a Chengdu, dalla stampa e TV alla rotaia

Personaggio mai banale, l’eclettica Pivetti ha sempre saputo come fare parlare di sé in trent’anni di variegata attività

 

 

Lo scorso ottobre era salita alla ribalta del movimento ferroviario nazionale proponendosi come relatore al convegno Mercintreno, nel quale la sua Only Italia aveva comunicato l’avvio di un confronto con rappresentanti di Yuxinou (che offre collegamenti ferroviari tra Chongqing e Duisburg) per lo sviluppo della tratta Milano-Chongqing su rotaia, alimentato da un accordo commerciale con la società Hongqi - tra le maggiori società di grande distribuzione del territorio cinese che possiede 2.800 negozi in Cina, 4 grandi piattaforme logistiche - per 1 miliardo di RMB con import dei prodotti italiani per 5 anni. Il convoglio avrebbe dovuto partire dal terminal di Busto Arsizio con il supporto degli svizzeri di Hupac, ma poi non se ne fece nulla in concreto per alcune divergenze strategiche.

Solo l’ultima delle sue iniziative, spesso di evidente impatto mediatico.

Personaggio mai banale, l’eclettica Irene Pivetti ha sempre saputo come fare parlare di sé in trent’anni di variegata attività

Milanese, sorella maggiore dell'attrice Veronica, militante nella Lega Nord di Umberto Bossi, deputata al Parlamento e Presidente della Camera tra 1994 e 1996, resta parlamentare (con targa UDEUR) fino al 2001; poi la sua attività politica ha una fase di eclissi, e passa a fare la consulente in strategie di sviluppo, valorizzazione risorse e relazioni istituzionali per imprese di diversi settori (infrastrutture, telecomunicazioni, ricerca scientifica e tecnologica, sanità, agricoltura biologica, internazionalizzazione, made in Italy), fino a fondare nel 2011 la rete di imprese Only Italia per la promozione del Made in Italy in Cina.

“La rete è la migliore espressione della logica di condivisione di rischi e costi e delle opportunità e benefici, senza la necessità di grandi investimenti individuali ma offrendo a una pluralità di aziende la condivisione di asset strategici” spiega la società. “Lo scambio di beni e servizi all’interno della rete, ma anche di buone pratiche di esperienza, ne fanno una realtà dinamica in grado di valorizzare l’apporto di ciascuno, senza frustrare esigenze di coralità dell’azione complessiva”.

Su questo fronte, l’idea consortile di Only Italia - che rappresenta anche fondi di investimento governativi della Cina - è stata disseminata nel nostro Paese con una serie di presentazioni, come quelle in Sardegna per ‘importare’ nuovi turisti cinesi.

In tale ruolo di trait d’union fra i due paesi che si è ritagliato, nel 2013 Pivetti ha fondato e presiede la Italy China Friendship Association, finalizzata a scambi culturali ed economici, riconosciuta come ramo italiano della Chinese People’s Association for Friendship with Foreign Countries, associazione diplomatiche tra le più antiche impegnate ad intrattenere rapporti con popoli esteri.

Infine in ambito logistico lo scorso luglio Only Italia ha fatto vetrina all’Interporto di Prato per promuovere l’idea di treno merci dall’Interporto della Toscana Centrale radunando i traffici delle circa 2mila aziende che fanno capo all’infrastruttura logistica della piana di Gonfienti.

In quel decennio diventa nota anche all’Italia ‘nazional-popolare’ quale giornalista televisivo su reti private e sulla TV di Stato in veste di opinionista, con collaborazioni anche a quotidiani e periodici de L'Indipendente e de L'Italia settimanale.

Ma siccome il primo amore non si scorda mai, lo scorso maggio ha annunciato la nascita di un nuovo partito, Italia Madre – l’ennesima sedicente “forza nuova che vuole essere realmente accanto ai cittadini, per ascoltare e realizzare concretamente le loro esigenze, ambendo a “essere la rivelazione e il punto di svolta della futura politica italiana” – che punta a presentarsi alle elezioni amministrative ed europee del prossimo anno.

 

A.S.

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