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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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28/10/15 13:15

L’Interporto di Civitavecchia vuole far Favilla alimentandosi a petrolio

La ‘cattedrale nel deserto’ laziale è stata venduta all’ambizioso gruppo Seasif che le ha cambiato nome e vocazione logistica scommettendo sulle sue potenzialità inespresse

Punta al rilancio, ‘alimentandosi’ anche coi prodotti petroliferi che tratta come core business il suo nuovo acquirente, lo sfortunato ICPL Srl Interporto di Roma Piattaforma Logistica di Civitavecchia, passato di proprietà come ramo d’azienda in estate, ma peraltro rimanendo sempre in mani tricolori (almeno di passaporto).

E lo fa dopo avere cambiato nome e vocazione logistica, scommettendo sulle sue potenzialità inespresse ma anche su nuove opportunità, sotto il nuovo brand Geochem Logistics Srl, società formalmente costituita a Milano ad agosto e che ha un’unità operativa appunto a Civitavecchia, e con oggetto sociale servizi logistici relativi alla distribuzione delle merci escluso il facchinaggio (un distinguo non casuale, considerate le attività caratteristiche della precedente società di gestione).

Di tale società, con modesto capitale sociale (40.000 euro) e amministratore unico Sara Caravaggi, residente in Svizzera, sono soci Seasif Holding (99%), costituita a Nicosia (Cipro), e quindi a titolo personale, il titolare e fondatore di questa, l’Ing. Franco Favilla, che ha una quota simbolica (1%).

Il centro interportuale di Civitavecchia, società fallita dell’immobiliarista romano Franco De Angelis (a inizio anno inquisito per un’indagine collegata all’inchiesta Mafia Capitale), è stato dunque ceduto – si ignora il prezzo della transazione, anche se si ha ragione di ritenere trattarsi di cifra quasi simbolica, considerate le forti perdite accumulate sin dall’avvio – a un imprenditore ambizioso come Franco Favilla, fondatore e titolare della corporation multi-utility Seasif Holding, con base a Lugano e a Dubai e interessi sparsi nel mondo, in vari settori industriali e dei servizi.

Il Presidente e Amministratore Delegato del gruppo neo-proprietario, nato a Milano nel 1967 ma cresciuto professionalmente a New York presso la Bear Stearns, ha una vasta esperienza nel settore finanziario e in quello delle costruzioni e nel 1992 si stabilisce negli Emirati Arabi Uniti, eleggendo il proprio quartier generale a Dubai.

Esperto di operazioni internazionali, con l’acquisizione della tribolata infrastruttura romana, Favilla vuole dunque ora essere anche profeta in patria.

Invero la sua prima missione tricolore si era già concretizzata nel 2014, quando aveva stanziato un budget di 850 milioni di euro per mettere in atto una strategia focalizzata sullo sviluppo di nuovi progetti in ambito alberghiero; “programma destinato a realizzate i propri obiettivi di investimento in 3-4 anni, se le condizioni socio-politiche del nostro Paese lo consentiranno” era il doveroso sottotitolo all’operazione.

Nel 2014 il gruppo Seasif ha realizzato un fatturato consolidato di 14 miliardi di euro, la maggior parte dei quali generati dal settore petrolifero e dei combustibili ‘verdi’.

Tra le novità recenti vi è la conclusione di un accordo con Formosa Group di Taiwan, grazie al quale è diventato distributore esclusivo per il mercato europeo di nuovi materiali plastici ecologici e biodegradabili fino al 90%, che possono essere utilizzati nella bioedilizia.

L’acquirente milanese, ripartendo in pratica da zero - giacché l’Interporto di Roma di fatto è sempre stato, fin dalla sua costituzione sotto l’egida della MSC di Gianluigi Aponte una decina di anni fa, la classica ‘cattedrale nel deserto’ - confida di rilanciare in pieno una struttura tanto moderna e sulla carta dal potenziale enorme quanto finora ‘sprecata’ a causa dell’assenza quasi assoluta di traffico a poterne vivacizzare l’attività e riempire gli ampi capannoni, e che ha accumulato deficit notevoli nel corso degli anni: 21 milioni di euro di perdite e 56 milioni di euro di debiti.

Un compito non facile, ma una nuova sfida che piace certamente a uno ‘scommettitore’ come il numero uno di un gruppo che ha tanti progetti in itinere e altri già pienamente operativi e strutturati.

La scorsa estate, dunque, l’amministratore delegato di ICPL, De Angelis, aveva formalmente concluso l’accordo di collaborazione e sviluppo con la multinazionale di sede svizzera, che agiva nella fattispecie per mezzo della sua controllata Seasif Oil & Gas Limited UK.

“L’intesa prevede di portare l’interporto a un più alto livello di capacità logistica applicando nuovi concetti di cooperazione con grandi gruppi marittimi nel settore turistico e commerciale, proponendo soluzioni di collaborazione innovativa con gli operatori del settore” recitava, un po’ sommariamente, una nota diffusa all’epoca dalla società acquirente.

“La posizione geografica centrale nel Mediterraneo, a pochi chilometri da Roma, fa ritenere tale accordo strategicamente importante, in quanto permetterà di aprire nuove relazioni verso l’Africa potenziando i propri servizi di importazione e di esportazione.

Geochem Logistics è la piattaforma logistica moderna ed evolutiva dell'Interporto di Civitavecchia, anello strategico di congiunzione tra produzione e mercato, impiegando in maniera sinergica le modalità di trasporto viarie, ferroviarie, marittime e aeree.

I depositi, progettati per rispondere alle esigenze di una svariata tipologia di clientela, includono celle frigorifere a temperature differenziate, magazzini doganali per stoccare prodotti alimentari a temperatura controllata, depositi freddi da +4°C a -25°C e depositi fiscali” recita il ‘manifesto’ operativo redatto da Seasif.

L’interporto si estende su un'area di 50 ettari comprendente 5 magazzini con superficie di 36.000 mq e una superficie di 105.500 mq. destinata all’autotrasporto al cui interno si possono svolgere attività di stoccaggio, movimentazione, manipolazione e valorizzazione delle merci (in pallet, collettame, ecc), e inoltre un terminale ferro-gomma costituito da un magazzino con superficie di 7.500 mq circa, collegato a un piazzale di 30.625 mq destinato allo stazionamento, stoccaggio e carico-scarico dei carri ferroviari provenienti dal porto o dallo scalo merci della stazione ferroviaria.

Come detto, un atout che il nuovo ‘manico’ intende giocarsi è quello legato alla sua collaborazione con gruppi petroliferi internazionali, offrendo ai clienti la gestione di prodotti bituminosi, bitume e gasolio di importazione, carburanti navali.

La società infatti offre un servizio agevolato per la fornitura del carburante finalizzata al trasporto delle merci della piattaforma; gli autotrasportatori potranno rifornirsi ai distributori convenzionati a condizioni vantaggiose sia per il gasolio che per la benzina. In più l’interporto, tramite i suoi partner esperti nell'approvvigionamento di prodotti petroliferi, sarà in grado di fornire bunker navale a condizioni favorevoli e con sistemi di pagamento concordati volta per volta con l'utilizzatore finale.

A tale proposito, si segnala come Favilla sia anche General Manager presso GIQ Petroli srl, succursale della GIQ AG con sede nel Cantone dei Grigioni - trader petrolifero costituito nel 2014 per l’attività di distribuzione dei carburanti sul territorio italiano - e di Seasif Petroleum a Istanbul, entrambe di recente costituzione (rispettivamente a giugno e a gennaio 2015), con branch pure in Ghana e Albania.

Geochem Logistics dispone infine di un deposito autorizzato allo stoccaggio di merci di origine animale, tuttavia non conformi ai requisiti comunitari, e si propone puro per le attività di officina riparazione, lavaggio e disinfezione containers e con colonnine frigo per l’alimentazione dei reefers.

Tra le prossime idee da attuare in questo stadio embrionale del progetto di rilancio della piattaforma laziale quella di affidarsi, strada facendo, ad una guida manageriale esperta nel settore, considerato che l’attività di sviluppo di un interporto è pesantemente collegata all’industria dello shipping.

Seasif Holding è una multinazionale costituita da molteplici aziende che svolgono attività in diversi settori industriali e finanziari: Costruzioni, Ingegneria, Tecnologia, Ricerca e Sviluppo, Servizi Finanziari, Investimenti, Assicurazioni e Consulting.

“L'unione e la diversificazione permette di fornire sinergie di prodotti e servizi di grande interesse, offrendo agli investitori privati e istituzionali grandi opportunità” spiega nel proprio sito il gruppo fondato da Favilla, composto da società situate in Medio Oriente ed in Europa: Italia, Francia, Svizzera, Albania (dove ha investito 250 milioni di euro per sviluppare un cementificio) e Serbia.

“Siamo stati sempre impegnati nella ricerca dell'innovazione e abbiamo studiato attentamente ogni scoperta nelle metodologie di costruzione del futuro; siamo Market Maker nell'utilizzo dei più innovativi materiali per la costruzione dei progetti e nella creazione di formule di investimento con il nostro instancabile desiderio di portare un valore aggiunto e soddisfazione ai clienti. I risultati brillanti raggiunti, frutto di una visione focalizzata sulla qualità senza compromessi, eccellenza ed innovazione, dimostrano che siamo un Business Partner solido e affidabile. Reagendo alle tendenze del mercato globale Seasif ha diversificato gli investimenti strategicamente, geograficamente e per tipologia di attività, per essere in grado di soddisfare le esigenze di ogni tipo di clientela apportando valore aggiunto con la gestione dei propri Asset e l'erogazione di servizi finanziari di primo livello”.

Anche se Favilla & C. sembrano, almeno sulla carta, avere le spalle larghe, il compito di rilanciare l’infrastruttura si presenta certamente impegnativo, visti anche le notorie vicissitudini precedenti.

A dicembre 2014 il Tribunale aveva decretato il fallimento della ICPL Interporto di Roma Piattaforma Logistica Civitavecchia, che già nel giugno dello stesso anno aveva presentato domanda di ammissione al concordato preventivo, al contempo nominando il commercialista romano Guglielmo Gizzi come nuovo amministratore della società in liquidazione.

In precedenza erano usciti dall’azionariato i soci principali: il Comune di Civitavechia aveva dimesso la quota residua del 5% nel gennaio 2014 e nell’ottobre 2014 se n’era andata Marinvest, la finanziaria che cura gli interessi degli asset italiani del gruppo MSC di Gianluigi Aponte.

Contestualmente la SIIS Società Investimenti Immobiliari e Servizi Srl (società controllata dalla De Angelis Costruzioni) aveva acquisito il 91% del capitale dell’interporto, con De Angelis divenuto amministratore delegato al posto dell’ex azionista Ferdinando Bitonte.

Per rilanciare la struttura, e distaccarla dalla ‘bad company’ poi fallita, nel giugno 2014 era stata costituita con capitale sociale di 100.000 euro la ‘newco ICPL Srl, società di facchinaggio che aveva assorbito i 44 dipendenti e puntato su un’operazione di forte marketing mediatico, riuscendo a portare in visita, nel luglio 2014, il viceministro dei Trasporti Riccardo Nencini e il presidente dell’Autorità Portuale di Civitavecchia Pasqualino Monti.

Ma il contratto di lancio dell’infrastruttura, per suggellare la cui acquisizione era stata organizzata la missione del membro dell’esecutivo d’origine toscana, era poi improvvisamente svanito nel nulla.

Infatti proprio alla vigilia della stipula dell’importante accordo commerciale, che avrebbe garantito all'interporto una commessa del valore di 2 milioni di euro all'anno, l'azienda interessata - una ‘misteriosa’ primaria azienda del settore alimentare specializzata in surgelati - aveva virato  rotta e si era rivolta a un interporto situato nell'Italia Meridionale, capace di offrire servizi a costi inferiori.

Angelo Scorza

TAG : Interporti
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