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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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27/12/19 15:18

Finite le feste, in Sicilia e Sardegna scatta il blocco di camion e tir

Protesta di Trasportunito seguito da AIAS e AITRas: “Gli armatori vogliono farci pagare gli extra costi per Imo2020, dal 7 gennaio bloccheremo i porti”. Possibile una trattativa con le parti e il MIT, ma il tempo stringe. E la chiusura di un tratto della Palermo-Catania peggiora la situazione

Un blocco degli autotrasportatori siciliani

La “guerra” scatterà dopo le feste di Natale, e non è un modo di dire perché c’è già una data di inizio delle “ostilità”: è la mezzanotte del 6 gennaio 2020. “Da quel momento nessun camion o tir sbarcherà o lascerà la Sicilia”, annuncia Giuseppe Richichi, presidente del consorzio AIAS – Associazione Imprese Autotrasportatori Siciliani.

Il pomo della discordia è rappresentato dagli aumenti che gli armatori – per effetto delle determinazioni dettate dal Low Sulphur Cap voluto dall’Internation Maritime Organization, che mira ad abbassare proprio dal 1 gennaio 2020 le emissioni di zolfo dal 3,5% allo 0,5% - hanno imposto sui noli marittimi sui servizi di collegamento della rete delle Autostrade del Mare (AdM), un aumento in media – è la denuncia dei trasportatori – del 25 per cento. Una vicenda che nei giorni scorsi aveva portato ad una serie di botta e risposta fra autotrasportatori e gli stessi armatori e che adesso minaccia di deflagrare con un vero e proprio blocco da e per i porti di Messina, Catania, Palermo e Termini Imerese, dove si imbarcano e sbarcano i mezzi pesanti destinati o provenienti dalla Sicilia. “Non sta scritto da nessuna parte che le spese degli armatori debbano ricadere su noi autotrasportatori”, prosegue Richichi, che con la sua AIAS riprende una protesta lanciata a livello nazionale da Trasportunito e seguita anche dall’altra associazione dei trasportatori, l’AITRas (Asscoazione Italiana Trasportatori), tant’è che è previsto che analoga forma di sciopero andrà in scena anche in Sardegna, e specificatamente a Cagliari e Olbia, scali principali dell’altra isola maggiore italiana.
Sarà una protesta ad oltranza, assicurano gli organizzatori: “C’è una data di inizio, la mezzanotte della notte fra il 6 e il 7 gennaio, ma non abbiamo stabilito una data di fine. Il blocco andrà avanti sinché ce ne sarà bisogno”; e probabilmente finché non si riusciranno a mettere intorno a un tavolo i principali attori di questa diatriba: gli autotrasportatori, gli armatori e chiaramente il governo, che è competente in materia specificatamente per quel che riguarda l’erogazione di Ecobonus e Marebonus, da dove si è staccata la slavina che adesso rischia di giungere a valle proprio il prossimo 6 gennaio. Trattativa possibile ma che allo stato attuale delle cose deve ancora iniziare. La volontà di trovare una soluzione è stata ribadita anche da Stefano Messina, presidente di Assarmatori, che ha chiesto al MIT misure straordinarie “per affrontare i costi di adeguamento alla normativa internazionale per la flotta operante sulle AdM e per incidere sulla competititività delle aziende dell’autotrasporto che optano per l’opzione mare”. Una soluzione “democristiana” che potrebbe però mettere d’accordo i due contendenti.

Salvatore Bella, leader di A.I.Tras., rimarca che a inizio dicembre, durante un incontro informale a Bruxelles con europarlamentari, funzionari della Commissione Europea e della sua Rappresentanza in Italia, si sarebbe arrivati alla determinazione che il contributo delle Autostrade del Mare si potrebbe erogare, senza veti comunitari, direttamente all’autotrasporto. Indicazione tutta da confermare e che comunque non soddisferebbe gli armatori, alle prese con ingenti investimenti per adeguarsi a quanto dettato da Imo 2020.

Ed è lo stesso Salvatore Bella a chiedere che per la Sicilia venga adottato il "modello Genova" per l'autotrasporto, con indennizzi per le imprese costrette a sopportare gli extra costi derivanti da percorsi obbligati ma più lunghi e dispendiosi per via della chiusura di alcune strade di scorrimento veloce. E' il caso dell'autostrada Palermo-Catania, interdetta ai mezzi pesanti in entrambe le direzioni fra Enna e Tremonzelli per consentire il monitoraggio del viadotto Cannatello. "Come è stato possibile che non si siano resi conto prima che erano necessarie opere di manutenzione che, se fatte per tempo, avrebbero potuto evitare la chiusura completa del tratto in questione? Come è possibile non avere previsto la chiusura in modo da adeguare i percorsi alternativi al passaggio di mezzi pesanti? E come è possibile che oggi, a disastro avvenuto, non vi sia una programmazione degli interventi che ponga un limite temporale a questi disagi?", si chiede Bella. In tutto questo A.I.Tras. denuncia anche che né la Regione Sicilia neé ANAS abbiano comunicato tempestivamente la chiusura del tratto autostradale, lasciando l'amara scoperta agli autotrasportatori e più in generale agli automobilisti.

Va detto che il blocco annunciato nei porti non riguarderà i collegamenti nello Stretto di Messina, ma Sicilia e Sardegna non sono le uniche aree d’Italia dove l’autotrasporto sta vivendo momenti di agitazione e preoccupazione. L’altra è la Liguria, non un’isola ma comunque una zona sempre meno facilmente raggiungibile per via della precaria situazione della rete autostradale. Sempre Trasportunito, nei giorni scorsi, ha annunciato l’introduzione di un “congestion surcharge” sui trasporti da e per i porti liguri, per “consentire alle imprese di autotrasporto di assorbire e coprire, almeno in parte, gli extra costi diventati generati dai colli di bottiglia che si sono creati in questi mesi sul sistema stradale e autostradale, “e che sono diventati ormai insopportabili”.

 

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