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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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26/10/18 15:47

Ecco i 29 interventi di RFI per ultimo e penultimo miglio

Il gestore ha presentato le azioni messe in campo con il residuato dello sconto tracce (spesi 39,1 milioni di euro) per il miglioramento di collegamenti alla rete di porti e interporti

La politica dell’ultimo miglio – potenziamento e miglioramento dei raccordi fra la rete ferroviaria e gli impianti portuali e interportuali – è sempre più un cardine della strategia di RFI, che in tal senso aveva ricevuto preciso impulso e risorse dal precedente Governo (indirizzo che l’attuale, almeno stando al parere appena rilasciato dal Parlamento sul nuovo contratto, sembrerebbe intenzionato a confermare).

Nei giorni scorsi RFI ha dato conto dell’impiego di tali risorse, rinvenienti, in base a quanto stabilito dalla manovrina primaverile del 2017, da ciò che sarebbe residuato (48 milioni di euro) dello stanziamento di 100 milioni di euro per il cosiddetto sconto tracce destinato alle imprese ferroviarie cargo. Innovativo il metodo seguito: non una decisione calata dall’alto, bensì un confronto aperto con utenti e gestori delle strutture da collegarsi.

Tre i pre-requisiti necessari per l’intervento di RFI: gli asset interessati dovevano ricadere nel perimetro gestito da RFI, gli interventi richiesti non dovevano già essere oggetto di finanziamento ed essere “congruenti con le analisi di fattibilità tecnica di RFI e le disposizioni normative vigenti” ed essere “interventi di tipo smart/light, poco impattanti sull’attuale infrastruttura degli impianti”. La partecipazione alla call del gestore è stata numerosa (116 gli interventi richiesti) e rigorosa la selezione (premiati 28 interventi, 1 è sub judice) tanto che della cifra disponibile si utilizzeranno solo 39,1 milioni di euro.

Premiato lo sforzo di Fercargo: l’associazione delle imprese ferroviarie cargo estranee al perimetro FS è riuscita a promuovere 11 interventi, quasi tutti al nord, in un arco compreso fra Arquata Scrivia e San Giorgio di Nogaro. Come mostra l’immagine che pubblichiamo in questa pagina, del resto, il grosso degli interventi è stato richiesto nel nord Italia e ivi effettuato, sintomo probabilmente più del gap industriale che di quello infrastrutturale fra aree del paese.

Filotto dell’Autorità Portuale di Trieste, che, capofila fra i porti italiani per treni kilometro generati, (1,25 milioni di treni-km programmati in uscita nel 2018 fra Trieste e Monfalcone, dati RFI), ha ‘ottenuto’ 6 interventi per 5,8 milioni di euro complessivi. Protagonisti anche gli altri principali porti-ferroviari italiani: Genova (1,12 fra Savona, Voltri e il porto storico) 1 su 4 richiesti, La Spezia (1,08 milioni di treni-km) 1 su 1 e Livorno (0,41 milioni di treni-km) 2 su 4 (l’AdSP ha fatto sapere che sono stati impiegati 1,4 milioni di euro per creare un nuovo raccordo alla Stazione Livorno-Calambrone e 5,2 milioni di euro per potenziare la stazione Fiorentina di Piombino per la ricezione di merce pericolosa), mentre a secco è rimasta Ravenna (0,94 milioni di treni-km). A completare il quadro gli interporti di Marcianise, Padova e Verona (sub judice), l’associazione Federchimica e alcuni operatori intermodali e industrie privati (Lotras, Intermodal Trasporti e Ferriere Nord).

Gli interventi di RFI hanno riguardato il “modulo dei binari nei fasci presa/consegna, l’elettrificazione dei binari di resa/consegna e carico/scarico e delle dorsali di collegamento/raccordo, il comando centralizzato degli istradamenti tra fasci, la manutenzione, la realizzazione di nuovi binari/nuovi raccordi, le merci pericolose”.

Andrea Moizo

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