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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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17/02/17 15:03

Cura del ferro inefficace senza un intervento sul lavoro

Agente solo, contratto unico, penuria di macchinisti e interinalità: la partita per il rilancio della rotaia si gioca sui ferrovieri. Il Mit, intanto prepara un pacchetto di 4 misure, mentre si alza la tensione sui pedaggi di RFI

Piacenza – Il traffico merci su rotaia è cresciuto, per il secondo anno consecutivo (un record secondo diversi operatori), anche nel 2016 e, l’industria è unanime, molta parte del merito va al lavoro svolto in questi anni dal Ministero presieduto da Graziano Delrio. Resta però un tema da affrontare con decisione: “Senza un intervento sul lavoro la quota modale del ferro italiano non arriverà mai al 25-30% ambito, ma si fermerà sotto il 10% e la cura del ferro sarà risultata inefficace”.

A ricordarlo, questa volta alla platea della fiera piacentina Bilog, è stato Giancarlo Laguzzi, presidente di Fercargo, l’associazione delle imprese ferroviarie private. Ma, dopo i dati forniti da Gianpiero Strisciuglio, direttore commerciale di RFI, a conferma delle previsioni di fine 2016 (46,85 milioni di treni-kilometro percorsi da convogli cargo nel 2016, pari a circa un +4% sul 2015, con una frequenza di 420 treni/giorno), il lavoro è stato l’argomento più attenzionato dai relatori, in tutte le sue declinazioni.

“Situazione indegna” è stata la definizione usata da Marco Terranova (amministratore delegato di SBB Cargo Italia) per il panorama italiano in materia di agente solo, con riferimento alle difformità normative legate al territorio e alla disarmonia con quanto succede all’estero. Visione condivisa da Mauro Pessano (amministratore delegato di Captrain), che ha evocato invece il problema della penuria di personale specializzato, sfociato nella guerra sui macchinisti dei mesi scorsi, individuando la soluzione nella “creazione dell’assetto normativo che consenta ad agenzie o cooperative specializzate la fornitura di lavoro interinale, come avviene in molti paesi europei”.

Osservazioni che hanno condotto Gino Maioli (presidente di Dinazzano Po) a rimarcare la  “necessità di un intervento statale a favore della formazione di nuovo personale” e ad invitare i colleghi “ad una riflessione sull’ineluttabilità di un contratto unico di categoria”. Quattro, infatti sono quelli utilizzati dagli associati di Fercargo. Che, come spiegato da Laguzzi a chiusura del cerchio, “per questo non è mai stata, finora, un’associazione datoriale impegnata nelle relazioni industriali. Ma ad un contratto unico si può arrivare solo risolvendo preliminarmente le differenze con gli altri paesi, perché altrimenti i nostri operatori internazionali sarebbero penalizzati: in primis l’agente solo, in relazione a cui ci si domanda come mai le problematiche di sicurezza che ne ostacolano l’adozione non siano tenute in pari considerazione quando si parla di autotrasporto”.

Anche di molto altro si è però discusso a Piacenza. In quanto ad di una società di Sncf è stato Pessano a focalizzare l’attenzione sulla problematica dei rialzi tariffari che Rfi avrebbe deciso a partire dal 2018: “Una misura incomprensibile, dal momento che il gestore della rete oggi è già ampiamente in attivo e la copertura dei suoi importanti investimenti infrastrutturali è coperta dallo Stato. Il traffico internazionale rischia di risentirne e per giunta oggi non sappiamo prevedere quanto dal momento che Rfi non ci ha mai fornito le simulazioni di costo che abbiamo chiesto a parità di traffico”. Sul tema, però, nessun segnale istituzionale né da Rfi: a parlare sarà il Tar, prima udienza fra un mese circa.

Su tutto il resto, invece, spunti interessanti sono arrivati da Antonio Parente direttore generale per il trasporto ferroviario del Mit, che ha illustrato un pacchetto di interventi che dovrebbero essere inseriti nel DPP (documento pluriennale di pianificazione) da vararsi entro fine aprile. A parziale risposta alle perplessità da più parti (su tutti Elvi D’Angela presidente di Fercargo Manovra) espresse sul recente intervento dell’Autorità dei Trasporti in materia di manovre ferroviarie, potrebbe rientrarvi un sostegno ad un piano di ammodernamento dei relativi locomotori oggi impiegati da Rfi, a prolungare la cui vita oltre fine 2017, “potrebbe peraltro aiutare un intervento di Ansf”.

Le risorse potrebbero arrivare almeno in parte da quanto risparmiato sullo sconto pedaggi. Un tesoretto che potrebbe servire, come già preconizzato, anche per un prevista “norma relativa al refittaggio dei carri”. Mentre, a proposito di sconto pedaggi (appena sbloccato, mentre non c’è alcuna novità sul ferrobonus, burocraticamente incagliatosi dopo il via libera di Bruxelles), l’incentivo andrà in scadenza a fine anno, ma il Mit, nel suddetto pacchetto, sarebbe pronto a inserirvi “una misura più strutturale e mirata, volta cioè a premiare chi utilizzi tratte della rete con gap infrastrutturali, ad esempio per sagoma o necessità di traghettamento”. Ultimo tassello del pacchetto un non meglio specificato intervento in materia di formazione, mentre sull’agente solo Parente ha ribadito che “il Mit è in linea con le imprese ferroviarie. Il fatto che al tavolo siedono anche molti altri soggetti (in primis Ministero del Lavoro e Ministero della Salute, nda)”. 

Andrea Moizo

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