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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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14/06/18 08:59

Corre l’export italiano ma per Sace servono più investimenti in infrastrutture

L’ultimo report sulle esportazioni italiane delinea un quadro molto incoraggiante per il mondo della logistica e dei trasporti nonostante alcune incognite come protezionismi e cambio euro/dollaro

È un futuro di crescita e opportunità, nonostante le incertezze, quello che attende l’export italiano nei prossimi quattro anni. Dopo la performance del 2017 con una crescita di 31 miliardi di euro dell’export (+7,4%), le esportazioni italiane avanzeranno nel 2018 del 5,8% e del 4,5% medio nel triennio successivo, sfiorando i 500 miliardi di euro già nel 2019 e superando i 540 miliardi nel 2021. Lo prevede il centro studi del polo Sace Simest nel suo ultimo report sull’export intitolato “Keep Calm & Made in Italy” appena presentato a Milano.

“Sebbene il rischio che si scateni una vera e propria guerra commerciale sia piuttosto limitato (probabilità nell’ordine del 5-10%) – viene spiegato – gli effetti potrebbero essere molto forti”. La crescita globale rallenterebbe al 2,8% nel 2018 e il commercio mondiale frenerebbe. L’export italiano risentirebbe del calo della domanda dei Paesi più interessati dalle misure – Stati Uniti e Messico in primis – perdendo quasi due punti percentuali nel 2018 (da 5,8% a 3,9%) e oltre 3,5 punti l’anno successivo (da 5,2% a 1,6%).

Nel 2018 si confermano cruciali per l’export italiano i mercati che hanno trainato la volata del 2017. La performance migliore è attesa per l’Asia (+8,4%), con Cina, India e Indonesia in prima linea; l’America Latina (+7,5%) con una ripresa degli scambi con il Brasile; e l’Europa emergente (+7,0%), in primis la Russia, pur con tutte le cautele legate al tema delle sanzioni internazionali. Positive le prospettive per il nostro export anche nel Nord America (6,1%), nell’Africa Subsahariana (+5,4%), nell’Europa avanzata (+4,8%) e in Medio Oriente e Nord Africa (+4,7%). Fra i nuovi mercati promettenti ci sono Colombia, Filippine e Marocco.

In questo contesto “l’incertezza e la volatilità che caratterizzano i mercati in questo momento storico sono importanti, ma dobbiamo abituarci a considerarle come la nuova normalità” ha spiegato Roberta Marracino, direttore Area studi e comunicazione di Sace. “Sono fattori di complessità che devono essere affrontati senza cadere in allarmismi e senza perdere di vista le opportunità esistenti nei mercati esteri e le priorità per coglierle. Tra queste gli investimenti in infrastrutture, soprattutto in ambito portuale, marittimo e del trasporto intermodale, indispensabili per un’economia che basa più del 30% del proprio PIL sull’export e che potrebbero consentirci di recuperare ogni anno 70 miliardi di euro di export”.

In Italia è previsto crescere anche l’export di servizi, che nell’arco della previsione dovrebbero raggiungere i 116 miliardi di euro. Secondo Sace, al di là di incognite importanti, le imprese italiane avranno diverse certezze su cui contare: la ripartenza degli investimenti, accompagnati dalla ripresa dei prezzi delle materie prime; gli accordi commerciali dell’Unione Europea con Canada, Messico, Paesi Mercosur, Giappone, India e Paesi Asean; l’elevata qualità del Made in Italy che rende le nostre esportazioni meno soggette alla concorrenza di prezzo. Le maggiori incognite riguardano invece le pressioni sul tasso di cambio, dove un rapporto euro/dollaro superiore a 1,30 si ripercuoterebbe negativamente sulla competitività del nostro export, l’evoluzione delle catene globali del valore, con le politiche di import substitution di mercati di punta come Cina, India e Stati Uniti potrebbero influenzare le opportunità per l’export italiano; e i rischi di escalation protezionistica, dove si concentrano le maggiori preoccupazioni.

In termini di settori industriali nel 2018 saranno i beni intermedi a far registrare i tassi di crescita più elevati nel prossimo quadriennio: l’incremento previsto è del 8,1% nel 2018 e del 4,7% in media nel triennio successivo. Tra i settori più promettenti del raggruppamento dei beni intermedi, il comparto chimicofarmaceutico, che non fa parte dei tradizionali settori di specializzazione produttiva italiana ma che ha fatto registrare una delle migliori performance nel 2017 e offre prospettive interessanti per i prossimi anni. Le esportazioni dei beni di investimento, le più rilevanti in termini di peso (40% dell’export totale), sono previste in aumento del 5% nel 2018 e a un tasso medio lievemente inferiore (4,6%) nei tre anni a seguire, a testimonianza dei segnali di ripresa del ciclo degli investimenti nel panorama internazionale. Tra i settori che si distingueranno in termini di performance: i mezzi di trasporto, uno dei settori trainanti delle esportazioni italiane nel 2017, specie nel comparto automotive (+4,6% nel 2018 e +6,9%, in media, nel triennio 2019-2021) e la meccanica strumentale, primo settore di esportazione italiano (+ 5,2% nel 2018 e 3,1% nei tre anni successivi).

N.C.

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