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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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21/11/18 18:27

Autotrasporto in fibrillazione in tutta la penisola

Unatras tocca il tempo al MIT sulla piattaforma generale, ma dalla Sicilia alla Liguria alla Pianura Padana cresce il malcontento locale

A un mese dai provvedimenti governativi che avevano raffreddato i bollori della categoria dell’autotrasporto (reperimento di risorse aggiuntive nel DL Fiscale per deduzioni forfettarie e SSN), Unatras, il coordinamento unitario delle Associazioni dell’autotrasporto merci, è tornato a battere alla porta dell’esecutivo.

Con una lettera inviata al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli e al vice Edoardo Rixi, infatti, il ccordinamento ha inteso evidenziare “la necessità di risposte per la categoria alle questioni poste nel corso dell’ultimo incontro al Ministero dei Trasporti, avvenuto ormai più di un mese fa”. Nella lista dei desiderata compaiono “l’eliminazione del previsto taglio del 15% al rimborso accise sul gasolio; l’affidamento anche alle officine private delle revisioni dei mezzi pesanti, così da garantire la sicurezza e smaltire l’inefficienza delle Motorizzazioni; la previsione di un fondo per il rinnovo del parco veicoli per garantire i più alti standard ambientali e di sicurezza stradale; il riordino della normativa sui trasporti eccezionali; l’implementazione di controlli specifici per il contrasto alla concorrenza sleale; la ripubblicazione dei valori di riferimento dei costi di esercizio; la certezza dei tempi di pagamento”.

In cauda venenum, con lo stigma dell’intervento inserito nel Decreto Genova che, riformulando la definizione dei soggetti obbligati al versamento del contributo all’Autorità di Regolazione dei Trasporti, di fatto estenderà il campo di applicazione anche alle imprese di autotrasporto: “Una nuova insopportabile tassa che produrrebbe l’ulteriore delocalizzazione all’estero delle imprese di autotrasporto, la destrutturazione delle stesse per non rientrare nei fatturati a base del calcolo del contributo, l’aumento del conflitto intercategoriale tra i titolari di autorizzazione conto terzi ed i titolari di licenze in conto proprio, l’incremento del contenzioso giudiziario con l’ART”.

Con una finanziaria ancora in piena gestazione (due le misure maggiormente di interesse per il settore: l’abbassamento della previsione di gettito da incremento dell’accisa per carburanti da autotrazione, pari a 140 milioni di euro nel 2020 e 300 milioni di euro dal 2021; i 160 milioni stanziati per compensare il settore delle maggiori spese conseguenti al crollo del ponte Morandi), i toni di Unatras sono ancora relativamente blandi e si concretizzano in una richiesta di convocazione di incontro urgente, ma, come è noto, una fiammella ci mette poco a diventare incendio nell’autotrasporto.

Più mature alcune vertenze locali. Il neonato Coordinamento Unitario Autotrasporto Siciliano (che riunisce a livello regionale CNA Fita, Confartigianato, Casartigiani, AIAS, AITRAS, Assiotrat/Alis, Assotir) ha predisposto “una piattaforma di richieste da sottoporre al governo regionale. In assenza di risposte immediate e soddisfacenti verrà proclamato il fermo dell’autotrasporto siciliano, istituendo presidi di protesta in tutto il territorio dell’isola”. Al centro della protesta “la gravissima situazione di degrado della rete autostradale siciliana e in particolare la limitazione del transito nei confronti dei mezzi pesanti lungo la A19”.

Problemi non dissimili da quelli denunciati, in Liguria, da Spediporto (associazione degli spedizionieri), che ha lanciato l’allarme sulla sospensione delle autorizzazioni per i trasporti eccezionali sopra le 75 tonnellate di carico disposta per i controlli sui numerosi viadotti lungo la A26, “di fatto la sola autostrada utilizzata dai carichi eccezionali da e per il porto di Genova”. Iniziativa improvvida secondo gli spedizionieri, perché “avvenuta senza preavviso” e senza conoscere i “tempi con cui verranno riattivate le autorizzazioni”, anche se Autostrade ha ridimensionato l’allarme (“autorizzazioni valide, solo 2-3 giorni per le verifiche, i lavori finiranno entro dicembre”).

Sempre a Genova, intanto, le Associazioni dell’Autotrasporto CNA Fita, Confartigianato Trasporti, Fai Conftrasporto, Fiap, Trasportounito hanno proclamato lo stato di agitazione nel porto in ragione dei “tempi di attesa per i camion, che hanno superato ogni limite di guardia e tolleranza e che si traducono in una perdita secca per le imprese di autotrasporto: nel 2018 circa 25 milioni di euro. Un anno di trattative al tavolo dell’Autorità di Sistema Portuale non ha prodotto risultati. L’ente deve completare immediatamente il sistema di tracciamento e certificazione delle attese in porto e impegnarsi, superata una soglia minima di fermo macchina, a indennizzare le Imprese di autotrasporto. Il 29 novembre il tavolo convocato dal presidente Signorini dovrà produrre risposte e impegni precisi nella forma di un accordo scritto tra le parti. In caso contrario le Associazioni dell’Autotrasporto unitariamente dichiareranno il fermo”.

Da registrare infine il malcontento di FAI Conftrasporto per l’entrata in vigore delle prime misure dell’accordo sottoscritto nel giugno 2017 dalle regioni Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, che prevede la limitazione della circolazione dei veicoli più inquinanti nel bacino padano. “Il risultato, alla luce dell’inefficace politica di incentivi per il ricambio del parco circolante, è che si rischia di incidere negativamente sulle imprese e sulla capacità distributiva delle merci”. Per rimediare, secondo Conftrasporto, “occorre che le Regioni e il Governo, attraverso l’istituzione di un fondo ad hoc, si attivino da subito per garantire alle imprese di autotrasporto in conto terzi le risorse indispensabili al rinnovamento della flotta”.

A.M.

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