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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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28/03/19 19:27

Ancora 10 giorni per conoscere il destino di CIM

Sul controllo dell’interporto di Novara (600mila mq e 40 treni al giorno) gli occhi di diversi big della logistica, non solo terrestre, da Hupac a VTE passando per Mercitalia

Nel mese in cui la Via della Seta ha dominato la scena pubblica, portando il settore trasportistico su palcoscenici mediatici assai raramente conosciuti, è passata in sordina una gara che potrebbe avere un peso importante sugli equilibri logistici del nordovest.

Tre giorni fa, infatti, è scaduto il termine per presentare offerte per l’acquisizione del 43,86% di CIM Spa, la società che gestisce l’interporto di Novara, uno dei centri intermodali più dinamici in Italia, dotato di 600mila mq di aree collegate da 20 coppie di treni al giorno a svariate destinazioni nordeuropee (Rotterdam, Anversa, Genk, Zeebrugge, Ostenda, Le Havre, Valenton, Noisy, Duisburg, Lubecca a Hams Hall), un proprio terminal intermodale (da 160mila mq) oltre a quello limitrofo (Boschetto) locato da Mercitalia, sul quale la stessa CIM avrebbe un’opzione d’acquisto a prezzo prefissato (circa 17 milioni di euro) valida fino al prossimo luglio, anche se la cosa non compare nel bando.

Potrebbe essere questo uno degli aspetti delicati per cui alcuni offerenti hanno chiesto e ottenuto un allungamento all’8 aprile del termine. Di certo però non è l’unico. La gara è stata bandita da Finpiemonte Partecipazioni, società che gestisce le partecipazioni della Regione e il pacchetto del 43,86% si compone in realtà di due quote, quella detenuta direttamente e quella posseduta da SITO (società di gestione dell’Interporto di Torino controllata dalla Regione).

L’asta è al rialzo e si parte da un prezzo di 17,4 milioni di euro, che, frutto di perizia, include un premio di maggioranza, dal momento che gli azionisti di CIM hanno un diritto di opzione sulle quote messe in vendita da Comune (16,88%) e Provincia (2,65%) che garantirebbe, qualora esercitato, il controllo della società. Il prezzo però non è ancora stato fissato.

Non è l’unica variabile di un certo peso, però.

Da una parte ci sono i numeri. Gli ultimi anni, in particolare il 2017 (ultimo bilancio disponibile), gravato dall’incidente di Rastatt, hanno visto un decremento del traffico, anche se il vicepresidente Cristoforo Canavese assicura che “nei primi tre mesi di quest’anno abbiamo fatto grandi numeri” e che il trend di mercato non può che premiare “una delle poche strutture intermodali a poter lavorare su sagoma P400”.

Alla domanda sull’interesse del suo azionista di riferimento, il gruppo Gavio (24,31% mediante la concessionaria autostradale Satap), Canavese, tuttavia, ovviamente glissa: “Il gruppo ha interessi forti nella logistica del nordovest, dal porto di Genova all’interporto di Vado a quelli di Rivalta e Novara, ma chiaramente non posso dire di più”.

Chiunque voglia il CIM, comunque, non potrà non fare i conti col gruppo FS, che non solo, attraverso Mercitalia è un azionista (1,53% e l’amministratore delegato Marco Gosso in cda), ma detiene anche la proprietà delle aree dello scalo Boschetto, “considerate strategiche da CIM – si legge nel bilancio della società interportuale – perché, se integrate col proprio scalo terminalistico, potranno consentire lo sviluppo dell’interporto nel suo complesso, aumentando il numero di treni che sarà possibile gestire”. Non è tutto, perché Mercitalia è anche l’azionista di maggioranza assoluta di Eurogateway, la società che si occupa dell’handling su tutta l’area.

Tutto questo naturalmente pone FS fra i potenziali acquirenti, anche se il traffico esistente fa più che altro capo ai suoi competitor e la strategia del gruppo nel nordovest è molto meno chiara (vedasi la cessione di Alessandria e San Bovo, in fieri) di quanto lo sia per la zona ad est e sud di Milano. Dove Mercitalia è impegnata, pur fra le note lungaggini, nello sviluppo del progetto Teralp che prevede l’implementazione di tre piattaforme intermodali di Milano Smistamento (Segrate), Brescia e Piacenza. Di certo, secondo quanto appreso Ship2Shore, il partner di FS in Teralp, la svizzera Hupac, è fra chi ha avvicinato il dossier CIM, di cui del resto è utente e azionista (3,64%) e che potrebbe essere il complemento perfetto al proprio terminal di Busto Arsizio-Gallarate.

Altro candidato da rumor insistenti è la singaporegna PSA, che con VTE è da tempo alla ricerca di un’area retroportuale (con Rivalta in pole position), mentre sembrerebbe aver perso quota l’ipotesi dell’Autorità di Sistema Portuale di Genova, che tempo fa ventilava un’azione importante sulla retroportualità di riferimento, sul modello di quanto da tempo stanno conducendo i colleghi di Trieste. Solo una suggestione, infine, ma dettata dalla dirompenza con cui il gruppo MSC si è gettato sul settore terrestre, l’interesse di Medlog. Probabile invece che un operatore trasportistico puro scelga di affiancarsi a un player immobiliare, che gestisca al meglio non solo la locazione dei magazzini di CIM, ma l’eventuale e da tempo ventilata espansione su oltre 500mila mq di aree ad est della struttura teoricamente disponibili ad uso logistico.

Non resta che attendere 10 giorni, anche se non sono pochi a credere che i 17 milioni e mezzo (cui per il controllo occorrerebbe aggiungere la cifra non quantificata per le quote di Comune e Provincia, oltre all’eventuale investimento per Boschetto e per il refitting di alcune strutture) siano un prezzo di partenza ‘obbligatoriamente’ sovrastimato data la pubblicità del venditore e che pertanto sia probabile il necessario ricorso ad una seconda procedura.

Andrea Moizo

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