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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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13/02/17 16:30

A rischio il matrimonio fra Fercam e Artoni

I sindacati non accettano i 170 esuberi e l’azienda altoatesina blocca l’operazione

Difficile darvi allora una forma precisa, ma che una nube nera incombesse sul matrimonio logistico fra Fercam e Artoni, matrimonio che oggi, stando alle affermazioni dell’azienda altoatesina, sembra saltato, si poteva intuirlo già lo scorso 19 gennaio.

A una decina di giorni dall’annuncio ufficiale, infatti, Fercam precisò in una nota a Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti che l’operazione si sarebbe concretizzata non in un’acquisizione tout court del gruppo emiliano, bensì mediante affitto di tre soli rami d'azienda: Artoni Group Spa (che ha gli immobili e le risorse per gestire l'attività), Artoni Logistica Srl (che svolge le attività logistiche) e Artoni Trasporti (che svolge il trasporto di merci). Il che, fra le righe, significava 160-170 esuberi sui 560 dipendenti complessivi di Artoni.

Gli effetti sono quelli descritti nella nota diramata da Fercam a suggello dell’incontro tra le organizzazioni sindacali e i rappresentanti di Artoni e della società FercamArtoni srl, quella che avrebbe dovuto stipulare i contratti di affitto dei rami di azienda con successivo acquisto delle tre società: “Non è stato possibile convincere i sindacati della bontà della proposta di FercamArtoni srl, che mirava a salvare ben 400 posti di lavoro dei complessivi ca. 560 dipendenti ancora in forza alla Artoni, oltre alle 2.500 persone che operano nell’indotto”.

Ferale, secondo Fercam, la pretesa dei sindacati del “passaggio di tutti i dipendenti, compresi quelli non inclusi nei rami di azienda, oggetto dell’affitto e definiti di comune accordo con Artoni”. Perché, come ha raccontato a Il Sole 24 Ore Thomas Baumgartner, presidente di Fercam, l’accettazione da parte sindacale del passaggio di soli 400 addetti di Artoni alla nuova realtà era condizione dirimente: “Il no dei sindacati è inaccettabile. Per i 170 esuberi ho offerto di raddoppiare il sussidio di disoccupazione a 1.800 euro al mese. Non ci possiamo permettere picchetti e scioperi in azienda, dobbiamo salvaguardare i nostri 1.779 dipendenti, i 2.300 collaboratori e la sostenibilità del business”.

La replica di Filt Cgil non ha tardato e a Baumgartner è stato imputato un mutamento di intenzioni ad operazione in corso: “Non si possono cambiare le regole nel corso di una partita così delicata, la procedura riguarda l'intero perimetro aziendale di Artoni come ha sempre dichiarato, anche pubblicamente, lo stesso amministratore delegato di Fercam. Se la dirigenza ha cambiato idea deve annullare la procedura e riaprirne una nuova. Non si può pretendere l'avallo del sindacato per operare tagli del personale con una modalità che diventa un pretesto per fare licenziamenti con il nostro consenso. Se Fercam ha davvero intenzione ed interesse ad investire nel Gruppo Artoni lo può fare e misurarsi con le difficoltà di un'azienda in crisi a partire dal piano industriale per trovare tutte le soluzioni necessarie, come la riduzione degli emolumenti del personale e l'attivazione degli ammortizzatori sociali applicabili, anche attraverso il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo

Economico e del Ministero del Lavoro”.

Situazione congelata, dunque, anche se c’è chi non esclude che la trattativa possa essere riavviata, magari con una correzione sulle cifre degli esuberi.

A.M.

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