APRI
Già registrato? Download PDF ACCEDI o REGISTRATI
Direttore Responsabile: Angelo Scorza
Stampa
24/03/14 17:21

Le ‘vie’ del petrolio di Iplom

La raffineria genovese opera in nicchie di mercato ben consolidate, in cui la logistica gioca un ruolo strategico

Immagine ben nota a tutti coloro che percorrono abitualmente l’autostrada Milano-Genova, la raffineria Iplom sorge a Busalla (paese dell’entroterra genovese) dal 1948, “da quando – spiega il Presidente e Amministratore Delegato Giorgio Profumo – subito dopo la guerra mio padre e mio zio, sfollati in Liguria dal torinese, iniziarono un’attività di lavorazione di prodotti chimici”.
La nascita ufficiale della Iplom – Industria Piemontese Lavorazione Oli Minerali – è infatti datata 1932, a Moncalieri, ma gli eventi del secondo conflitto mondiale ne hanno di fatto decretato lo spostamento a Busalla, dove l’azienda si è poi sviluppata nel corso degli anni fino alla sua attuale configurazione, con oltre 250 dipendenti e un fatturato annuo superiore al miliardo di euro.
“Una novità importante arrivò nel 1964 quando, ormai focalizzata l’attività sulla raffinazione petrolifera, vennero inaugurati i due oleodotti che ancora oggi collegano l’impianto al Porto Petroli di Multedo, nella cui società di gestione controlliamo anche una piccola quota (8,95%)” racconta Profumo. Dal terminal petrolifero il greggio, “di cui compriamo direttamente l’intero carico di navi fino a 100.000 tonnellate, salvo rari casi in cui per necessità di volumi diversi può capitare di accordarsi con altri operatori”, arriva quindi a Busalla, passando per il sito di stoccaggio di Borzoli: “Si tratta di una serie di depositi con capacità complessiva di 440.000 tonnellate, gestiti da Seasped, una società controllata all’80% dell’Eni e per il restante 20% da Iplom”.
La necessità di spazi in cui depositare temporaneamente la materia prima o alcuni dei prodotti finiti è fondamentale per la raffineria, e poterne disporre è una della caratteristiche che consentono all’azienda di essere competitiva: “Il greggio che compriamo è principalmente di due tipologie: quello ricco di zolfo, che arriva dal Medio Oriente, prima dall’Iran e ora, dopo le sanzioni internazionali, sopratutto dall’Iraq, e quello al contrario povero di zolfo che proviene dal West e dal Nord Africa. Si tratta di prodotti con utilizzi diversi, che vanno tenuti separati. Per questo disponiamo, tramite la società Nuova Liburna Srl, di un magazzino da 40.000 tonnellate ad Arquata Scrivia, che utilizziamo anche per compensare la stagionalità della vendita di alcuni prodotti come bitume (la cui domanda è concentrata in estate) e determinati oli combustibili (utilizzati in inverno per il riscaldamento)”.
L’approvvigionamento di greggio, per entrambe le tipologie – in totale circa 1,8 milioni di tonnellate all’anno – avviene con l’intermediazione dei principali trader mondiali, e solo in alcuni casi tramite contratti stipulati direttamente coi produttori: “Prima delle sanzioni internazionali avevamo un contratto di fornitura con l’Iran, e ora lo manteniamo con l’Iraq, mentre in Africa questo schema è utilizzato solo col Camerun, dove si estrae petrolio con caratteristiche particolari. Per il resto compriamo su base spot, poiché la nostra dimensione contenuta non ci consente di garantire un determinato volume di acquisti sul lungo termine”.
Assicurata la materia prima, si procede con la raffinazione, che viene effettuata per fasce termiche: “A temperatura di conservazione si libera gas GPL, che Iplom, per evitare rischi di esplosione, non immagazzina ma impiega direttamente come combustibile per il funzionamento degli impianti, ad integrazione del metano. I nostri stabilimenti, infatti, lavorano tutti bruciando gas, il sistema meno inquinante ad oggi disponibile”.
Da 1,8 milioni di tonnellate di greggio si generano circa 50.000 tonnellate di GPL, mentre 250.000 tonnellate vengono trasformate in virgin nafta, “che è il primo prodotto della raffinazione. Solitamente è impiegato per la benzina, che però noi non facciamo, e quindi vendiamo questo materiale all’industria chimica e principalmente a Versalis (Eni), spedendolo via nave dal porto di Genova”.
Dalla parte centrale del barile – ovvero nelle fasi intermedie di raffinazione – Iplom estrae ogni anno circa 700-800.000 tonnellate di gasolio, destinate a diversi utilizzi, dai carburanti per auto al combustibile per riscaldamento fino alle più diverse applicazioni industriali. “In questo caso, considerando i volumi complessivamente contenuti, per noi – spiega Profumo – non è conveniente spedire via mare, entrando in competizione coi grandi gruppi sui mercati internazionali. La forza del nostro gruppo si concentra nella flessibilità e nella possibilità di raggiungere rapidamente i clienti finali, con prodotti di elevata qualità”.
E, infatti, la maggioranza del gasolio raffinato da Iplom viaggia via oleodotto (di proprietà di Shell) verso i magazzini Chiarella di Milano: “In questo caso i prodotti si mischiano con quelli degli altri operatori che utilizzano l’impianto, e il nostro rischia di perdere un po’ in qualità, ma d’altra parte la possibilità di una consegna diretta via tubo su Milano è un vantaggio logistico non indifferente”. Non di rado, comunque, alcuni clienti ritirano direttamente il gasolio presso lo stabilimento di Busalla, utilizzando camion cisterna.
A questo punto restano i prodotti di residuo: bitume se il greggio di partenza è ricco di zolfo, oli combustibili a basso contenuto di zolfo se invece la materia prima aveva a sua volta una percentuale di zolfo contenuta.
“Sono prodotti ovviamente molto diversi tra loro, che vanno tenuti in serbatoi separati, anche se entrambi non possono viaggiare via oleodotto a causa della loro densità. Il bitume, con una produzione di circa 400.000 tonnellate annue, parte principalmente via camion e solo occasionalmente lo spediamo via nave, su unità di piccolo size (in passato ne vendevamo in Libia, quando il paese nordafricano stava costruendo una nuova rete autostradale). La stessa cosa vale per gli oli a basso contenuto di zolfo: questi prodotti di residuo sono una nicchia molto importante per noi, in cui riusciamo a essere competitivi sui mercati locali grazie al posizionamento strategico rispetto ai mercati di destinazione. Se entrassimo in concorrenza con le major in altri mercati più distanti, esattamente come accadrebbe per il gasolio, perderemmo questo vantaggio”.
A margine del core business della raffinazione e della vendita di prodotti raffinati (quest’ultima gestita tramite una serie di società controllate o partecipate, tra cui le principali sono SDP Distribuzione Petroli Srl, Petroli Firenze Spa e Bruschi e Muller Srl) e all’attività di trading – “che svolgiamo da sempre ma in via residuale, solo quando abbiamo eccedenze di materia prima, cosa che comunque avviene ormai abbastanza di rado da quando non possiamo più intrattenere rapporti commerciali con l’Iran” – Iplom si muove anche su nuove direttrici di sviluppo: “Da circa 5 anni, con la liberalizzazione della vendita di carburanti per auto – spiega Profumo – abbiamo investito in distributori low-cost. Ne abbiamo una ventina, tutti ubicati relativamente vicini alla raffineria: il gasolio, che costituisce oltre il 60% delle vendite complessive, è di nostra produzione, mentre la benzina la compriamo”.
Altra nicchia di business che, potenzialmente, potrebbe ‘esplodere’, è quella del bunker navale a basso contenuto di zolfo: “Noi siamo già oggi in grado di raffinare bunker a 0,5 di zolfo. Se le norme attualmente in vigore sulle emissioni in Nord Europa venissero adottate anche in Italia, solo con la domanda dei porti di Genova e Venezia saremmo in grado di assorbire tutta la produzione”.

Francesco Bottino

TAG : energia
Stampa