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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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26/02/19 16:58

Il commodity trading porta il ‘brand’ Lugano nel mondo

Tavola rotonda della LCTA per discutere sfide ed opportunità di un’attività che sta colmando il vuoto lasciato dal settore bancario

Pietro Poretti (Comune di Lugano), Marco Passalia (LCTA), Davide Bignasca (BancaStato), Eduardo Grottanelli De’Santi (Ticino Welcome), Franco Cavallini (Flame), Carlo Ghezzi (Gurta), Marco Oliverio (Paribas)

“Lugano capitale del commodity trading”: questo il titolo della tavola rotonda promossa dalla Lugano Commodity Trading Association (LCTA) nella splendida cornice di Palazzo Mantegazza e moderata da Eduardo Grottanelli De’Santi, chief editor di Ticino Welcome, volta a fare il punto sulle evoluzioni del settore e sul ruolo che esso riveste nell’economia del Cantone.

“Un settore divenuto fondamentale, considerato che il suo gettito fiscale colma l’ammanco del comparto bancario, ma non solo. Genera impieghi qualificati ed un indotto importante, oltre a veicolare il ‘brand’ Lugano in tutto il mondo” ha affermato Pietro Poretti, della Divisione sviluppo economico del Comune di Lugano.

Ma le sfide non mancano, come sottolinea Marco Passalia, segretario generale di LCTA, ricordando lo sviluppo del settore con presenze storiche e nuovi arrivi, dall’Italia, dall’Est europeo e dall’Asia, con attività nei metalli preziosi e non, carbone, petrolio e gas naturale, minerali diversi, oltre al settore shipping tradizionalmente ben presente.

“LCTA svolge un’intensa attività di formazione, lobbying, promozione e networking, ma Lugano si trova in concorrenza, a livello nazionale, con le altre due piazze storiche del trading di materie prime, Ginevra e Zugo e, a livello globale, con colossi quali Londra, Singapore, i centri texani o Dubai. La sinergia con le strutture bancarie e gli altri fornitori di servizi avanzati è essenziale ma, anche in questo caso, il ridimensionamento del private banking che Lugano ha conosciuto, ha portato alla delocalizzazione di centri decisionali e di desk specializzati nel trade financing. Molti di essi hanno lasciato la piazza concentrandosi a Zurigo o Ginevra, alcuni sono rimasti, come nel caso di UBS e di Cornèr Banca, ed altri si sono addirittura indirizzati al comparto con successo”.

È il caso di Banca Stato, molto attiva ormai da alcuni anni, come ha illustrato il responsabile del team trade finance, Davide Bignasca, o della nuova arrivata Banca Zarattini.

Il ruolo di un istituto globale è stato illustrato da Marco Oliverio, di BNP-Paribas, presente in ben 70 Paesi, che da Zurigo segue anche le attività ticinesi.

Gli operatori presenti, da Franco Cavallini di Flame SA, società di trading e shipping di origine italiana, specializzata nel comparto del carbone steam, coke petrolifero e metallurgico, a Carlo Ghezzi di Gurta SA, attiva nell’ambito dei metalli non ferrosi e delle leghe, una delle poche società trasferitesi ‘in controtendenza’ da Zugo a Lugano, hanno sottolineato le grandi trasformazioni con cui il commodity trading si è confrontato, in termini operativi, finanziari e legali.

Cavallini ha ricordato l’incidenza crescente dei fattori geopolitici, che vanno continuamente monitorati, ad iniziare dalla Cina, che da sola assorbe oltre il 50% dell’intero flusso di materie prime, fattori che si riflettono su prezzi sempre più volatili, tali da richiedere sofisticate strategie di hedging affidate a strumenti finanziari quali opzioni e futures trattati sui mercati di Londra e Chicago.

Gli operatori si sono anche confrontati con il cosiddetto ‘location spread’, cioè la differenza di prezzo fra diverse località, con il rischio di credito e con la necessità di garantire assicurazioni in pool così da abbassare per quanto possibile i rischi stessi.

“Anche la gestione della liquidità richiede attenzione - ha sottolineato Ghezzi - vista la volatilità dei mercati e la politica talvolta restrittiva attuata dalle banche”.

“Una tendenza che in Ticino si avverte maggiormente, con la politica delle ‘banche salvadanaio’ che spesso erogano quando vi è meno necessità - ha affermato Bignasca - anche alla luce delle norme sempre più restrittive imposte dalle convenzioni di Basilea e dalle direttive della FINMA, l’organo svizzero di supervisione dei mercati finanziari”.

Tutti i panelist della tavola rotonda si sono tuttavia trovati d’accordo nel considerare i mercati più speculativi anche perché “la componente di investimento finanziario assume sovente dimensioni ampie rispetto a quella commerciale ed industriale, ed oggi gli strumenti che hanno per sottostante metalli non solo preziosi, ma anche ad esempio nickel e rame, sono diventati strumenti alla portata degli investitori anche retail, determinando maggiori fluttuazioni di prezzo e richiedendo azioni di hedging più accurate” ha evidenziato Ghezzi.

Ma come rafforzare il comparto alla luce dei megatrend da cui è interessato?

“I rischi fanno certamente parte del gioco e le variabili sono complesse, dalle condizioni di estrazione al trasporto, dalle possibili avarie alle incertezze finanziarie, la speculazione finanziaria non si può contrastare ma semmai solo attenuare, le regole aumentano e spesso appaiono utopiche” osserva ancora Bignasca.

Comunque, preso atto di tutto ciò, gli operatori ticinesi “non vanno fatti scappare” ha detto Passalia, che ha richiamato l’esigenza di intervenire non solamente sulla pressione fiscale e sui vari balzelli che colpiscono il comparto, ma anche sulla comunicazione, per evitare iniziative come quelle portate avanti da certe ONG e partiti politici pregiudizievolmente avversi a questa attività, che talvolta viene perfino criminalizzata, attribuendo ai traders responsabilità lungo la filiera di cui essi non possono essere ritenuti responsabili.

“Si dovrebbe puntare ad una autoregolamentazione responsabile in grado di evitare normative penalizzanti e non adeguate. Dunque un lavoro anche sull’immagine del settore, cui la LCTA reca da anni contributi positivi, unitamente alle Associazioni gemelle di Zugo e Ginevra” annota il fondatore di LCTA.

Un’impresa non facile, secondo quanto asserito da Bignasca a margine della manifestazione.

Emblematico è il caso delle miniere di cobalto congolesi assurte agli onori delle cronache. Il 70% è estratto da società cinesi e prende la via della Cina, il tutto nel quadro di regole ben più elastiche di quelle applicate ed auspicate dai regolatori in Occidente.

“Ma chi oggi si può mettere contro la Cina ?” ha concluso il portavoce di BancaStato.

 

Gian Luigi Trucco

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