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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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08/10/18 18:39

Il Com. Aponte getta l’Unione Europea nel Lago di Como

Dal palco di Cernobbio parole schiette del patron di MSC anche contro il socio tedesco a Gioia Tauro: “Contship non ha alcuna voglia di investire in Italia

Gianluigi Aponte intervistato a Cernobbio

Dal nostro inviato
 
Cernobbio (Como) - Scrosciano gli applausi convinti dalla vasta e articolata platea degli imprenditori dei trasporti e operatori marittimi e portuali che gravitano nell’orbita di Conftrasporto-Confcommercio – al Forum di Cernobbio era presente l’intera squadra di Assarmatori, guidata dal Presidente Stefano Messina e col Direttore Alberto Rossi – quando Gianluigi Aponte ‘vuota il sacco’ sulla sua considerazione della politica attuale del blocco del Vecchio Continente.
“Noi abbiamo bisogno di un’Europa politicamente molto più forte, che sia capace di dialogare alla pari con l’America. In questo momento c’è un disordine totale, non esiste una forza politica continentale; dobbiamo diventare una Federazione per avere un vero governo e un presidente che ci possano rappresentare in modo adeguato. Come continente, abbiamo un GDP doppio di quello americano, eppure di fronte a Cina e USA non abbiamo alcun peso politico. Occorre dunque creare una vera e propria ‘nazione europea’, con pochi Stati ma ‘pesanti’, se no saremo sempre alla dipendenza di quanto succede nel mondo” è la violenta ricusazione pubblica dell’attuale Unione Europea del patron di MSC che, interpellato a margine sull’argomento da Ship2Shore, non fa alcuna marcia indietro, anzi, si mostra determinato a gettare nel Lago di Como quello che è diventato oggi il sogno dei padri della Comunità Europea nel 1957.
“Parlo da italiano e non da svizzero; è difficile fare una Europa a 27, anche perché abbiamo situazioni economiche molto differenti da paese a paese, meglio sarebbe ricominciare dai 5 o 6 ‘grandi’ con gli stessi standard e valori analoghi, come era all’origine, per sedersi a tavolino e poco alla volta eventualmente allargare a quei paesi affini a tali paradigmi”.
È inconsueto ascoltare il più grande armatore indipendente nella storia dello shipping di linea parlare di geopolitica e massimi sistemi dell’economia, anziché di navi e porti, ma non per questo non destano interesse e curiosità le sue risposte ai quesiti (secondo noi non sufficientemente incalzanti) di un moderatore troppo moderato, in un dialogo a due sull’international outlook.
“La guerra commerciale tra USA e Cina? Se davvero esplodesse, ne scaturirebbe un problema di overcapacity inevitabile nella flotta commerciale, ma forse anche un’opportunità per l’Italia. La Cina? Ha una posizione arrogante. Non è un rapporto facile da intrattenere come nazione, comandano sempre loro, partono da una posizione di presunta dominanza. Ma la Via della Seta, secondo me, è una cosa più ideologica che pratica, non ci farà né caldo né freddo, in conclusione”.
Finisce sempre la scarsa coesione continentale nel mirino del numero uno della Corporation di Ginevra anche quando si parla di energia.
“In Europa i politici si rendono conto che siamo energia-dipendenti ma non si attivano a sufficienza; siamo partiti con 40 dollari a barile, e oggi l’oro nero vale più del doppio, temo ci sarà un effetto inflazione gravissimo, persino Trump si preoccupa del petrolio, in realtà siamo troppo alla mercé dei produttori petroliferi. Se ci sarà inflazione negli USA, che dunque rialzeranno i tassi di interesse per rafforzare dollaro, si indebolirà l’euro e costerà di più l’energia.
Se non interveniamo presto, vivremo un vero dramma. Così come ha fatto Trump protestando contro l’Arabia Saudita, anche noi dovremo alzare la voce, invece tutti stiamo zitti, nessun politico ne parla, ma è molto pericoloso se continuiamo a lasciare fare gli altri, oramai siamo al limite, il petrolio scarseggia, i prezzi possono crescere all’infinito se non li fermiamo in tempo; il cartello industriale è illegale in ogni settore, ma nessuno denuncia l’OPEC per questo.
Il petrolio era basso quando c’era crisi economica e scarsa produzione; ora c’è tantissimo shale oil sul mercato, solo gli USA ne producono 11 milioni di barili al giorno, ma esiste una sola pipeline che lo trasporti nel Golfo del Messico presso i porti per l’export, per cui ci sarà sempre scarsezza di petrolio nel mondo” è la conclusione dell’analisi energetica di Aponte, che rimarca la debolezza strutturale europea. “Siamo molto America-dipendenti, se rallentano gli investimenti gli USA, ne scaturisce un disastro; viviamo in mondo globale, in cui tutto è interconnesso, non possiamo stare alla finestra passivamente. Ad esempio nei confronti della Russia, da che lato vogliamo metterci? Bisogna scegliere: con un Trump così determinato, o con lui o contro di lui. Gli USA hanno detto che chi ha a che fare con Iran, non può più trattare con loro; anche noi di MSC abbiamo dovuto smettere così come Total, mentre se l’aut-aut ce l’avesse posto la Russia, non ci passava neanche per la testa, anche se Putin ha petrolio e gas” conclude l’armatore di origine sorrentina, che fuori intervista ufficiale risponde ad alcuni quesiti su argomenti a lui più pertinenti: porti e logistica.
“Il crollo del Ponte Morandi per noi non è un danno logistico; saremo sempre presenti nel porto di Genova, ma più di questo, non saprei cosa fare. Indubbiamente chi ha sofferto di più sono quelli che vivono nei pressi, il porto non ha sofferto troppo, specie adesso che è stato riattivato il treno dalle banchine” chiosa Aponte, che – interpellato da un collega calabrese sulla stagnazione di Gioia Tauro – si riserva l’ultima stoccata per Cecilia Battistello e Thomas Eckelmann.
“Al terminal MCT bisogna fare investimenti, ma abbiamo un socio che è tedesco e dunque che non vuole investire 1 euro in Italia, per cui ci troviamo in un impasse. Abbiamo provato a sollecitare Autorità Portuale ma non troviamo nessuno che prenda le redini della situazione ed intervenga. Contship deve investire a Gioia Tauro” è l’ultimatum di Aponte, che tuttavia si sottrae parzialmente alla nostra logica domanda: se un socio non soddisfa, l’altro ha solo due scelte, comprare o vendere.
“Non è facile!” risponde laconicamente il fondatore di MSC, che poi abbozza appena anche la questione dei collegamenti terrestri. “Potremmo vedere se creare una logistica a Gioia Tauro, ma prima occorre creare le giuste con dizioni”.
 
Angelo Scorza
 


 
La fattoria degli animali è a Cernobbio
 
“Tutti gli animali sono uguali. Ma alcuni animali sono più uguali di altri!”
La celeberrima frase di George Orwell nel suo geniale romanzo di satira politica “La fattoria degli animali” – un’allegoria della rivoluzione russa che parodiava i risultati dell’egualitarismo comunista assimilando esseri umani ad animali, chiaro attacco al tradimento degli ideali Leninisti da parte dello Stalinismo di metà del secolo scorso – trova una declinazione moderna in quel di Cernobbio.
Da diversi anni, infatti, la premiata ditta Ambrosetti House – Confcommercio  nell’organizzare il suo esclusivo summit sui trasporti non fa mistero di usare ‘due pesi e due misure’ nel trattamento dei partecipanti, ghettizzando la stampa (a sua volta, non tutta ‘uguale’ nel senso orwelliano del termine).
In primo luogo i giornalisti – come si conviene a certi regimi da repubbliche rivoluzionaria – i giornalisti sono segregati rispetto al resto degli invitati, confinandoli in una stanza dove possono solamente vedere in TV lo svolgimento del congresso: ma allora tanto varrebbe starsene comodi in redazione, osservando la diretta in streaming… Chiunque sa – o chi non lo sa, lo capisce, se è minimamente dotato di buon senso, che il valore aggiunto di una trasferta per un cronista risiede nella possibilità di poter partecipare attivamente ai lavori, interagendo coi congressisti nei corridoi e durante lo svolgimento del meeting; solo così si raccolgono commenti e intercettano notizie che permettono di costruire articoli differenziati dai comunicati stampa da mero ‘copia & incolla’.
Ma il paradosso estremo viene raggiunto, ricalcando in pieno la teoria orwelliana della diversa uguaglianza dei ‘maiali’, quando si fa un ulteriore distinguo tra giornalisti di Serie A e di Serie B. Ormai da anni, ai primi – dove probabilmente la A sta per ‘Stampa Amica’ – scelti rigorosamente con selezione misteriosa su criteri che prescindono assolutamente da prenotazioni temporali del posto, viene offerto pure il pernottamento nella meravigliosa Villa d’Este, così da permettere di seguire la due giorni dei lavori senza la ‘menata’ di spostarsi a cercare un albergo altrove (senza fare questioni monetarie); che poi paiono essere sempre i soliti colleghi ‘filogovernativi’ o quantomeno presunti tali…
Mentre alla Stampa B (non osiamo pensare per quale improperio stia la lettera iniziale, ma la rima con Tanarda è abbastanza probabile…) si dice garbatamente: “Grazie per essere arrivato oggi fin qua; tanti cari saluti, fatti rivedere domani mattina alla ripresa dei lavori, anche se vieni da 200 km di distanza…”
Così e se vi pare, scriveva Luigi Pirandello.
 
A.S.

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