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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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11/03/19 09:18

Gozzi, alleggerito da Federacciai, sistema il fronte indiano e apre quello bresciano

Rinnovo quinquennale dell’accordo con l’acciaieria JSW mentre parte il progetto di centrale turbogas a Nave per Duferco che ha chiuso il 2018 con un bell’utile

È stato rinnovato per altri 5 anni il pluriennale accordo tra l’elvetica Duferco e l’indiana JSW.

Ne dà conferma a Ship2Shore il numero uno di DPH Luxembourg, il managing director Tonino Gozzi, nipote del fondatore (1979) e attuale presidente, l’imprenditore di Chiavari, Bruno Bolfo.

Nel quinquennio a venire l’acciaieria indiana produrrà per conto della trading company di Lugano quantità di acciai speciali valutate in circa 1 milione di tonnellate – secondo indiscrezioni dell’agenzia di stampa Reuters non confermate né smentite dai diretti interessati delle scorse settimane - ad un prezzo complessivo stimato in circa 700 milioni di dollari.

L’accordo di fornitura, che contempla la formula del pagamento anticipato ed è entrato in vigore il 27 febbraio, è stato siglato da Duferco International Trading (DITH) e JSW Steel; un’intesa definita unica nel suo genere e la maggiore transazione finanziaria di questa gamma mai realizzata in India, secondo quanto spiega lo stesso produttore indiano accompagnando il relativo comunicato stampa. Tale tipo di contratti, tecnicamente denominato Advance Payment and Supply Agreement (APSA), è diffuso nel trading di petrolio e di prodotti raffinati, ma appare piuttosto raro, se non del tutto inedito, per quanto riguarda invece l’acciaio.

La strategia ‘win-win’ si sintetizza così: da un lato, il contratto permette a JSW di avere liquidità immediata per supportare i piani di sviluppo; dall’altro, l’intesa consente a Duferco di potere contare su una fornitura costante, ampia e variegata nella qualità ad un prezzo predeterminato, così da sapersi ‘regolare’ nell’offrire successivamente ai clienti forniture continue e regolari, a scanso di eventuali sorprese legate alla fluttuazione dei mercati.

Il rinnovato affare, che consacra una partnership di 13 anni sull’asse Lugano-Mumbai, è stata supportata dai finanziamenti di un pool di banche: BNP Paribas, Citibank, Credit Suisse, ING, Mashreqbank, Natixis, Société générale e Standard Chartered Bank.

Nel 2006 l’intesa ‘cash-for-steel’ Svizzera-India venne fissata su volumi pari a 150 milioni di dollari, ma nel 2019 l’asticella è stata decisamente elevata, sino a più che triplicare rispetto ai valori originali.

“Tale forma di transazione strutturata per un finanziamento commerciale a lungo termine è un tipo di accordo importante per diversificare le nostre fonti di approvvigionamento, e ci consente di raccogliere fondi a tassi competitivi, assicurando al contempo un volume addizionale di vendite nei mercati di esportazione, grazie al fatto di potere sfruttare l’estesa rete globale commerciale delle società ricadenti nel perimetro del gruppo Duferco; dunque un vero affare per entrambe le aziende” commenta, con soddisfazione, Seshagiri Rao, Joint Managing Director di JSW Steel, cui fa da contraltare Matthew De Morgan, CEO di Duferco Trading, che si dichiara “felice di aver concluso un'operazione di finanza commerciale strutturata così significativa che conferma la nostra piena fiducia nella sostenibilità del trading dell'acciaio e che al contempo rappresenta una dichiarazione concreta di ottimismo nelle capacità e affidabilità del nostro partner consolidato; siamo entusiasti all’idea di veicolare l’export dei prodotti di acciaio di qualità di JSW Steel presso la nostra vasta e ramificata base di clienti a livello internazionale”.

Nessun commento particolare, tranne la conferma dei principali termini della trattativa, è giunto da Gozzi, il quale si è viceversa focalizzato a commentare, con una certa soddisfazione, i dati di bilancio afferenti il gruppo da lui guidato e sul quale intende concentrarsi maggiormente: l’imprenditore ligure, 65 anni, lascerà ufficialmente a fine maggio l’incarico di presidenza in Federacciai, da lui retta per un lungo periodo nel secondo decennio di questo secolo (con triplo mandato), con il successore già designato: nuovo presidente per il biennio 2018-2019 sarà il padovano Alessandro Banzato, 55 anni, presidente e amministratore delegato di Acciaierie Venete.

“Nel 2018 il fatturato di DPH Duferco Participations Holding, incorporata in Lussemburgo, è staro di circa 10 miliardi USD, di cui 1,5 realizzati in Italia ed 8 provenienti dal comparto energia. Si segnala in particolare la grandissima crescita del comparto gas, da 8,5 miliardi USD. Bene anche lo shipping, dove la divisione specializzata nel trasporto di prodotti dell’acciaio e rinfuse Nova Marine Carriers – la joint venture 50-50 con la famiglia armatoriale Romeo originaria di Monte di Procida – ha realizzato vendite per circa 300 milioni USD trasportando 7 milioni di tonnellate” spiega il leader di DPH. “Fuori dal perimetro della nostra Corporation sono da considerare le attività di trading, riferibili a DITH, partecipata al 27% e da qualche anno controllata da interessi cinesi (Hebei 51%), che ha realizzato un fatturato di circa 7 miliardi USD, ma che non viene consolidato nel bilancio di gruppo”.

Rilevante anche il margine di DPH, che nel 2018 ha ricavato un utile di 62 milioni USD, incrementando decisamente rispetto ai valori dei due anni precedenti: triplicato l’utile di 21 milioni USD del 2016, che a sua volta era stato raddoppiato nel 2017 con 43 milioni USD.

“Il vero tema da trattare è la nostra veste sempre più internazionale; nel nostro perimetro l’Italia pesa appena il 10% come attività, e se il core business storico del trading non è più consolidato, siamo orgogliosi dei fatturati e risultati importanti raggiunti nel panorama internazionali, andando a ripescare le nostre radici; il gruppo è stato fondato da Bruno Bolfo in Brasile nel 1979 per poi estendersi rapidamente agli Stati Unti e quindi approdare in Svizzera a fine anni ’80 ed infine in Lussemburgo, dove oggi è posto il nostro centro direzionale, in tempi successivi. Oltre a Lussemburgo e Lugano, le nostre attività sono insediate a Marcinelle (Belgio) ed a San Zeno sul Naviglio (Brescia)” conclude la breve chiacchierata telefonica Gozzi, che proprio nel bresciano ha appena aperto un nuovo fronte operativo, peraltro annunciato non scorrere ‘liscio come l’olio’, per usare uno scontato eufemismo.

L’idea, brillante, di Duferco Energy è infatti quella di insediare una centrale alimentata a gas naturale per produrre energia elettrica presso l’ex laminatoio di Stefana Spa, rilevato alcuni anni fa ed oggi proprietà di Duferco Sviluppo, sito a Nave (Brescia). La rinnovata centrale energetica sarà alimentata da 2 turbine a gas, e l’output elettrico sarà gestito dalla società Terna - Rete elettrica nazionale, uno degli operatori che gestisce le reti per la trasmissione dell’energia elettrica in Italia.

Il progetto, approvato nel quadro del SEN Sistema Energetico Nazionale e primo in Italia del suo genere, vale circa 50 milioni di euro come investimenti. Negli scorsi mesi il gruppo ha avviato le complesse procedure per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie, tra cui quelle ambientali, al fine di realizzare l’impianto per produrre energia elettrica da mettere a disposizione del distributore.

Nel dettaglio, la centrale sarà costruita fuori terra rimpiazzando parte di un capannone esistente posizionato al centro dello stabilimento e funzionare mediante due turbine indipendenti alimentate a LNG e dotate di sistema di combustione ‘Wet Low Emission’ tale da ridurre la formazione delle emissioni nocive degli ossidi di azoto, e con sistemi di abbattimento delle emissioni di inquinanti di oltre il 50% rispetto ai limiti imposti dalle normative vigenti; il raffreddamento delle turbine sarà fatto utilizzando acqua proveniente da tre dei cinque pozzi già presenti all’interno dello stabilimento. La centrale non dovrebbe funzionare tutto l’anno ma tra 400 e 800 ore annue nell’ottica di coprire gli eventuali sbilanciamenti tra domanda e offerta di energia elettrica.

Un progetto, dunque, eco-sostenibile, fatto secondo tutti i crismi moderni in termini di sicurezza e rispetto dell’ambiente e del territorio. Ma come spesso capita nell’Italia in cui la mala pratica della sindrome del NIMBY è sempre più diffusa, la popolazione locale non l’ha presa nella maniera corretta, cominciando i primi mugugni e le sofferte riunioni pubbliche, sulla falsariga dei vari No-tutto tanto cari alla metà dell’attuale traballante governo; e nel Bresciano c’è già chi è stato lesto a cogliere al balzo la palla della polemica – in prima linea le ‘solite’ associazioni ambientaliste -  storcendo il naso all’idea di veder realizzato l’impianto voluto da Duferco, mentre ufficialmente il Comune di Nave per il momento tiene una posizione di basso profilo e prudente valutazione, senza  opporsi in termini pregiudiziali a priori.

 

Angelo Scorza

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