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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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05/04/19 09:07

Dalla Romagna arriva ancora un pieno di energia

L’industria Oil & Gas affronta con non-challance il processo di dismissione imposto dal Governo. Da Saipem ad ENI, a OMC 2019 Ravenna tracciate le nuove politiche energetiche ‘al giusto mix’

Ravenna – Al Governo italiano – è bene precisare, non solo a quello attuale, ma anche al precedente - potranno non piacere le fonti fossili, tanto da averne decretato il bando progressivo.

Ma, a prescindere dal gradimento ricevuto da Palazzo Chigi, gli idrocarburi (petrolio e gas), come anche il carbone, le fonti di approvvigionamento energetico tradizionali non mostrano alcuna volontà di abdicare totalmente al proprio ruolo storico di supporto all’economia nazionale.

E le relative industrie estrattive ‘allargate’ (coi reciproci indotti) continuano a molto più che a vivacchiare, ma anzi perseverano nel tirare abbastanza dritto per la propria strada, certamente mettendo in campo nuove configurazioni e sapendosi rinnovare nella formula e nelle vesti, anche per assecondare i dettami legislativi; ma senza perdere troppi colpi, sino al punto addirittura di prosperare in determinati ambiti.

Se ne è avuta la riprova alla recente OMC Offshore Mediterranean Conference di Ravenna dove non solo numeri e fatti sembrano deporre a favore della tesi di un’industria che non accetta per nulla di essere etichettata come in crisi; ma anche i contenuti emersi dalla ricca 3-giorni romagnola recitano a favore di un settore oil & gas sicuramente rivisto nella versione 4.0 ma comunque ‘vivo e vegeto’. E dove facevano quasi tenerezza a protestare quei ‘4 gatti’ dei sostenitori manifestanti No-Triv di Legambiente, tenuti dalle forze di polizia a debita distanza dai padiglioni del Pala De Andrè.

Ma sono davvero ‘fedeli’ le adesioni delle principali industrie energetiche agli obiettivi di contrasto al cambiamento climatico contenuti nell'accordo di Parigi?

Tra le compagnie del settore oil & gas le reazioni alla proposta di Piano Nazionale Energia e Clima sono state eterogenee.

Di certo la protesta è cavalcata a livello istituzionale.

All'OMC 2019 un incontro a porte chiuse tra il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale (PD), e il sottosegretario all'energia, Davide Crippa (M5S), con oggetto il Piano delle Aree - la norma contenuta nel DL Semplificazione che impedisce la ricerca upstream – ha avuto una fumata nera come è stato descritto il volto del primo cittadino romagnolo al termine del colloquio.

Alla base dell'insoddisfazione del sindaco la confermata incomprimibilità della moratoria (i 18 mesi restano tali) ma soprattutto l'incertezza, che fatalmente indurrà lo spostamento degli investimenti all’estero, come peraltro già in atto, poiché il dogma dell’esecutivo giallo-verde pare essere: “non si deve produrre il gas ma solo importarlo” è stata la deludente sintesi delle idee del rappresentante di Roma, che pure a Ravenna ha annunciato di volere organizzare un incontro tra rappresentati degli stakeholder finalizzato ad ascoltare il loro punto di vista per giungere alla strategia migliore.

Il Piano, insieme al decreto decommissioning, curerà la riconversione delle piattaforme che andranno dismesse determinando i paletti dell'attività di prospezione e ricerca degli idrocarburi; il Decreto Fer 2 a sua volta adotterà incentivi per la riconversione alle rinnovabili marine, in un'ottica di programmazione e di scenario al 2030 e a tendere al 2050.

Rappresentando la stessa corrente politica di Crippa, la vice ministra MISE Laura Castelli ha ribadito l'intenzione di mettere in atto al più presto la decarbonizzazione dell'economia per promuovere una nuova politica energetica nazionale tesa ad assicurare il minor impatto possibile sull'ambiente, supporti la crescita economica e garantisca un costo dell'energia il più basso possibile con  certezza degli approvvigionamenti.

In realtà il Governo a parole dice di essere consapevole che bisognerà trovare un percorso comune fra tutti gli attori per ridefinire in maniera strategica la politica energetica nazionale e internazionale con altri paesi produttori di petrolio e gas, e quindi trovare il giusto equilibrio tra crescita economica, sviluppo industriale e sostenibilità sociale. “Cercheremo insieme agli stakeholder soluzioni possibili per realizzare un ecosistema virtuoso senza cadere in facili ideologismi distanti dalla soluzione dei problemi, consci che senza l'energia di origine fossile (petrolio, carbone e gas naturale) la nostra vita quotidiana sarebbe profondamente diversa”.

Sarà una promessa mantenuta?

Castelli ha sottolineato la centralità del Mediterraneo, che giocherà un ruolo cardine delle politiche nazionali, non solo come hub naturale del gas, per l'esportazione in Europa e negli altri mercati del Mediterraneo, ma anche per via della domanda sempre più crescente di trasporto.

“Sarà necessario creare un ponte coi paesi produttori di petrolio e mettere a punto una linea comune assegnando un nuovo ruolo strategico dell'Italia nel palcoscenico internazionale attraverso una strategia di più ampio respiro volta a migliorare la cooperazione tra i diversi sistemi industriali e sviluppare esempi di laboratori di sostenibilità ambientale nei Paesi produttori di petrolio e gas”.

Intanto, come detto, le grandi corporation energetiche fanno bene i loro conti.

Stefano Cao, CEO di Saipem, ha confermato che l’azienda sarà coerente nel percorrere una strada nuova che si articola in alcuni capisaldo: GNL, decomissioning, rinnovabili e infrastrutture, alla ricerca di nuovi orizzonti geografici, partendo da quell’East Med indicato come area di potenziali nuove opportunità.

“L'area del Mediterraneo Orientale tra le coste della Grecia, Cipro, Libano, Israele ed Egitto ha un ruolo strategico a seguito delle significative scoperte di gas degli ultimi anni, che sarà destinato sia al mercato interno che all'esportazione nei paesi limitrofi ed europei, determinando un significativo aumento nella creazione di nuove infrastrutture di trasporto del gas”.

In particolare è il paese degli antichi faraoni a catturare l’attenzione: grazie alla scoperta del massiccio giacimento di gas Zohr, il maggiore del Mediterraneo orientale, l'Egitto ha una grande opportunità e culla l'ambizione legittima di trasformarsi nel centro del gas della regione; la domanda di gas cresce molto più veloce di quella del petrolio o del carbone, e in futuro il GNL  giocherà un ruolo dominante nella guida della transizione come la commodity che ci permetterà di passare a un'era a basse emissioni di carbonio. Dunque Zohr rappresenta un esempio di grande successo sia per Saipem che per il cliente” ha spiegato l'amministratore delegato della società milanese, che sarà inoltre coinvolta in progetti di trasporto del gas, tra cui East Med, assai sfidante sia in termini di lunghezza (1.900 km) che di profondità (3.000 metri), che prevede il trasporto di gas dai campi del Mediterraneo Orientale a Cipro, Creta, Grecia e Italia per connettersi alla rete di distribuzione europea attraverso il gasdotto Poseidon.

La società dell’orbita ENI è inoltre interessata a progetti di trasporto alternativi che riguardano il processo di liquefazione e rigassificazione del gas e lo sviluppo di nuovi giacimenti di gas offshore scoperti di recente.

“La transizione in corso porterà a un nuovo mix energetico, in cui il gas e le fonti rinnovabili avranno un ruolo sempre più importante e saranno necessarie nuove soluzioni per rendere la produzione di combustibili fossili sempre più sostenibile. Saipem si sta concentrando sul gas naturale liquefatto; per compensare il rallentamento dei contratti petroliferi, intendiamo rafforzare le competenze in settori quali il decommissioning, le energie rinnovabili e le infrastrutture” ha aggiunto Cao. “I principali campi di studio e sviluppo sono l'energia rinnovabile e lo stoccaggio di energia, l'uso sostenibile dei combustibili fossili tradizionali (comprese le nuove configurazioni ibride), lo sfruttamento del gas naturale e la gestione dell'intera catena di produzione di CO2. Intendiamo aumentare la presenza nei mercati a bassa emissione di CO2, come l'eolico offshore, la conversione di biomassa, il solare a concentrazione e la geotermica, e stiamo perseguendo soluzioni innovative in settori emergenti come l’eolico d’alta quota (sia onshore che offshore) e le emergenti energie marine da onde e correnti. Nel prossimo decennio l'energia pulita col gas rappresenteranno il 50-60% del portafoglio. Gli investimenti nello sviluppo di nuove tecnologie, insieme alla flotta, ci consentono di continuare a offrire ai clienti una gamma diversificata di soluzioni col modello di Global Solution Provider, supportando i clienti nella transizione energetica e per l'intero ciclo di vita di un impianto, dallo sviluppo alla dismissione passando per la gestione”.

Nei giorni della kermesse romagnola ENI ha presentato il piano di trasformazione digitale che intende impiegare la digitalizzazione come acceleratore del modello integrato di crescita sostenibile.

“La sensoristica, la disponibilità di una grande mole di dati e la capacità di elaborarli in modo estremamente potente hanno permesso di sviluppare nuove tecnologie, a partire da quelle legate all'Intelligenza Artificiale, con potenzialità enormi, per sostenere le attività operative portando benefici in ambito sicurezza, asset integrity, ambiente ed efficienza operativa.

Il Centro Olio Val d'Agri (Cova) di Viggiano (Potenza) in Basilicata è stato scelto per diventare la prima Lighthouse nel mondo ENI, integralmente digitalizzata con tecnologie più innovative.

All’appuntamento biennale di Ravenna, ENI ha pure annunciato di avere avviato con successo l'unità di produzione Inertial Sea Wave Energy Converter (ISWEC) per produrre energia dalle onde, adattandosi anche alle differenti condizioni del mare per garantire un'elevata continuità produttiva.

L'impianto pilota, installato nell'offshore di Ravenna, è integrato in un sistema ibrido ‘smart grid’ unico al mondo composto da fotovoltaico e sistema di stoccaggio energetico, ed ha raggiunto un picco di potenza di 51 kW pari al 103% della capacità nominale, mostrandosi tecnologia ideale per l'alimentazione di asset offshore di medie e grandi dimensioni; in futuro tale soluzione consentirà ad ENI di convertire piattaforme offshore mature in hub per la generazione di energia rinnovabile.

Secondo l'IEA International Energy Agency, lo sfruttamento delle correnti marine e delle onde marine potrebbe arrivare a contribuire al 50% della domanda mondiale di energia elettrica nel 2050. Ma intanto il Mediterraneo offre giacimenti naturali ricchissimi di gas (11mila miliardi di metri cubi di metano e 1,7 miliardi di barili di petrolio). Lo ribadiscono i ministri dei dicasteri di riferimento di Egitto, Libia, Libano, confermando che – almeno nei loro paesi - l'upstream tradizionale continuerà a giocare la parte del leone nell'attrazione di investimenti rispetto alle rinnovabili solare ed eolica.

Lo insegna per l’appunto la stessa ENI, che porta ad esempio la pacifica convivenza tra estrazione di idrocarburi e territorio romagnolo, dove le 40 piattaforme al largo dei Lidi (22% della produzione italiana di gas), coabitano senza disturbarsi con l’ecosistema locale, l'agricoltura, gli stabilimenti balneari (con tanto di bandiere blu) e le oasi naturalistiche a disposizione di un turismo proveniente da fuori stabilmente issato a livelli quantitativi elevati.

Il ‘Cane a 6 zampe’ guidato dall’AD Claudio Descalzi conferma la volontà di puntare alla priorità strategica della decarbonizzazione, su cui investire 1 miliardo di euro entro il 2022 in progetti di economia circolare per traguardare l’obiettivo di ‘zero emissioni’ nette al 2030. L’upstream assorbirà oltre tre quarti degli investimenti complessivi e permetterà una produzione in  crescita del 3,5% l’anno grazie al mix tra ramp-up e avvio di nuovi progetti, con 660mila barili al giorno nel 2022 e 290mila barili di olio equivalente al giorno entro il 2022 dall’espansione di campi esistenti.

Nello sviluppo del GNL, il gruppo romano stima 14 milioni di tonnellate per anno di volumi contrattualizzati nel 2022 e 16 milioni entro il 2025.

Nella raffinazione e chimica Versalis conta un aumento della capacità di raffinazione del 40% entro il 2022 grazie all’operazione recente negli Emirati Arabi Uniti, all’avvio dell’impianto di Gela e alla seconda fase di Venezia che consentiranno 1 milione di tonnellate l’anno di ‘raffinazione verde’.

A livello fieristico, all’OMC 2019 si è registrato un pieno successo: 23.500 visitatori contro i 21 mila del 2017.

Bene anche gli espositori, ben 634.

Ma è mancato per la prima volta lo stand di Total, compagnia petrolifera francese che gestisce il giacimento di Tempa Rossa in Basilicata; e anche dell’altra major company, l’anglo-olandese Shell.

Vistoso l’esordio per China Merchants Group, colosso cinese della cantieristica che ha cominciato ad investire in Italia acquisendo nel giugno 2018 un presidio proprio a Ravenna, con l'obiettivo dichiarato di costituire un hub dell'ingegneria navale e dell'Oil & Gas attraverso la controllata CMIT China Merchant Industry Technology Europe, guidata dall'amministratore delegato Stefano Schiavo.

Schierata al gran completo l’industria locale affiliata al ROCA Ravenna Offshore Contractors Association fondata nel 1992, tra cui in risalto (ma non tutti gli associati erano con propri stand): Micoperi, Rosetti Marino, F.lli Righini, Bonatti, Fiore, Bambini, CTS, Ravenna Cargo, SGS, Secomar-Petrokan e Rana, quest’ultimo con stand all’aperto provvisto di container abitativo fianco a fianco a quello di uno specialista delle container solutions quale SOGECO.

Fra gli altri big, Edison, Prysmian, Tenaris, Severstal, e poi le società di classificazione e certificazione industriale RINA, DNV-GL, BV, Lloyd’s Register. Il registro navale italiano ha riproposto RINACube, la piattaforma per l’applicazione strategica dei dati.

E poi Alioto, Cometto, Hempel, Trelleborg, Ardent, Castalia, MacPort-Liebherr, banchero costa, Cimolai, Consilium, Nord Est Group, MTU, Pietro Fiorentini, CGT, Emerson.

Da notare, infine, la presenza dell’espositore tedesco Dräger, con le sue soluzioni sempre ‘un passo avanti’ in materia di rilevazione, protezione, salvataggio e fuga.

 

Angelo Scorza

 

 

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