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14/02/19 18:18

Ankorgaz pronta a debuttare in Italia con il suo primo bunkeraggio di GNL truck-to-ship

La società di Barani, attiva su più fronti, il prossimo anno inizierà anche a produrre biometano liquido nel suo nuovo impianto in provincia di Lodi

Antonio Barani e Carmelo Abela, Ministro degli Esteri e del Commercio di Malta

Milano – Il gruppo Ankorgaz, tramite la sua controllata Gasnav, a breve effettuerà una prima operazione sperimentale di bunkeraggio navale di GNL truck-to-ship nel Sud Italia.

A rivelarlo è Antonio Barani, fondatore e CEO della società, che in questo periodo si sta concentrando molto anche sul bio-GNL, secondo il giovane imprenditore italiano “la prossima ‘big thing’ dell’industria energetica”.

Incontrato a Milano, dove il numero uno di Ankorgaz è intervenuto nel corso dello Small Scale LNG Forum – durante il quale la sua società si è aggiudicata il premio come “most outstanding italian service provider” – Barani (che sul tema ha anche scritto un libro, “Rivoluzione Bio-GNL” , a breve in uscita) si conferma convinto dell’investimento fatto per entrare nel business del bio-GNL: “A marzo 2018 abbiamo rilevato da una procedura di fallimento, un impianto per il trattamento dei rifiuti organici che si trova a San Rocco al Porto, in provincia di Lodi. Proprio in questi giorni, con la nostra controllata Biomet, abbiamo iniziato i lavori di costruzione di un sistema di liquefazione del biometano, che sarà uno dei primi attivi in Italia, per un investimento complessivo di 25 milioni di euro. A partire del prossimo anno inizieremo quindi a produrre circa 3.000 tonnellate di bio-GNL, in un sito peraltro ubicato decisamente vicino (è a soli 15 km da Milano) a quelli che potranno essere i mercati di destinazione del prodotto”. Dove Ankorgaz potrà facilmente arrivare tramite Sitragas (Società Italiana Trasporto Gas), joint-venture costituita lo scorso anno con il gruppo Maranzana (che ne controlla il 51%) proprio per operare nel trasporto stradale di GNL. “In questo modo si realizza quella che era la nostra vision originaria, ovvero controllare tutta la filiera agendo come produttori, come trasportatori e anche come venditori”.

Il biometano, e così anche la sua versione liquida, sono combustibili totalmente rinnovabili, poiché prodotti dal ciclo dei rifiuti, e molto ‘green’, consentendo una riduzione significativa delle emissioni di CO2 rispetto al diesel e ad altri carburanti fossili. Motivo per cui, ricorda Barani, lo scorso marzo il Governo italiano ha introdotto una serie di incentivi significativi per sostenere il settore. “L’aiuto per partire è importante, poi bisognerà vedere se le nuove iniziative saranno in grado di reggersi da sole sul mercato. Quello che è certo è che nel nostro Paese la produzione di biogas ha già raggiunto livelli significativi, e che d’altra parte esiste un consistente traffico stradale di mezzi pesanti, che può rappresentare un notevole mercato di sbocco per questo prodotto. Manca ancora un link, che noi siamo convinti potrà essere costituito proprio dal processo di liquefazione del biometano e dall’utilizzo del bio GNL ricavato come carburante per l’autotrazione, con grande beneficio per l’ambiente”.

Se quindi il progetto di Biomet procede senza esitazioni, Barani certo non sta trascurando un altro segmento del mercato del gas, in cui il suo gruppo si è ormai affermato come uno dei primi operatori italiani, e cioè quello del GNL. “Oggi noi siamo tra i principali importatori italiani di gas naturale liquefatto, con 6.000 tonnellate all’anno (che portiamo via camion da Barcellona e da Rotterdam) su un totale di 40.000 tonnellate. Ma il mercato è ancora decisamente troppo piccolo a livello nazionale. Bisogna arrivare ad una dimensione di almeno 500.000 tonnellate, per raggiungere una massa critica sufficiente”.

D’altra parte, che si tratti di una causa o di una conseguenza di questo sottodimensionamento del mercato domestico, è evidente che in Italia c’è ancora una forte carenza di infrastrutture dedicate alla logistica del GNL: “Mancano i depositi costieri, di cui noi saremmo utenti. Li stiamo aspettando, ma ci vorrebbero non solo progetti di piccola taglia, servirebbero anche terminal in grado di accogliere le VLGC (Very Large Gas Carriers)”.

In ogni caso il gas liquefatto è ormai una reale alternativa per gli armatori che intendono adeguarsi a IMO2020, e i servizi di bunkeraggio di GNL un business che Ankorgaz non intende farsi scappare: “Abbiamo appositamente costituito la controllata Gasnav, con cui stiamo offrendo al mercato servizi di rifornimento truck-to-ship, sfruttando la possibilità della capogruppo Ankorgaz di acquistare il prodotto a prezzi competitivi e di trasportarlo con i camion di Sitragas. Non abbiamo ancora iniziato ad operare concretamente, ma l’interesse riscontrato da parte di potenziali clienti è elevato e a breve faremo un primo bunkeraggio di prova in Sud Italia”.

La dimensione, e la vocazione, del gruppo guidato da Barani restano però internazionali: “Stiamo guardando con attenzione a Malta, e recentemente ho incontrato alcuni rappresentanti del Governo locale, a cui ho proposto la realizzazione di una ricerca di mercato. L’isola può diventare un importante hub Mediterraneo del bunkeraggio di GNL su vasta scala”. E sicuramente Ankorgaz sarà pronta a piantare la sua bandierina.

 

Francesco Bottino

TAG : gas
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