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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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29/04/20 15:36

Anche la flotta offshore globale infettata dal Covid-19

VesselsValue, che sul settore ha mantenuto un approccio cauto, ha stimato il valore complessivo degli asset di Solstad Offshore, appena entrata in un processo di ristrutturazione che la porterà a cedere 37 unità

Negli ultimi cinque anni il settore offshore è stato investito da una crisi tra le più lunghe e difficili della sua storia. Dal crollo del prezzo del petrolio nel biennio 2014-2015, il mercato ha visto susseguirsi fallimenti, fusioni, acqusizioni, vendite 'forzate' di mezzi e, ancora di più, da una significativa svalutazione degli asset.

La società di analisi VesselsValue in una nota ha spiegato di avere avuto sul tema un approccio molto 'conservatore', perlomeno in relazione a quello dei suoi concorrenti, e ha portato ad esempio il caso di Solstad Offshore.

Nel gennaio 2019 la Finanstilsyne, ovvero l'autorità di vigilanza finanziaria della Norvegia, aveva richiesto alla compagnia di fornire una valutazione aggiornata della sua flotta. All'epoca VV stimava che una PSV costruita cinque anni valesse circa 13,7 milioni di dollari (ovvero il 22% in meno rispetto agli attuali 17,5 milioni), mentre secondo le valutazioni di altri operatori il valore era di circa il 20% più alto. Nel corso dello scorso anno le stime di questi analisti sono cresciute fino a toccare quote tra i 16 e i 19 milioni per unità, mentre VV ha fornito ancora valutazioni comprese in un intervallo tra i 13,5 e i 14,1 milioni. Secondo gli analisti norvegesi infatti negli scorsi mesi, nonostante diversi segnali positivi sul mercato - dai prezzi del petrolio in ascesa o stabili, a noli in crescita, al calo del numero di unità in disarmo – le transazioni portate a termine erano state però troppo poche per poter autorizzare una crescita così elevata del valore delle navi. Al contrario, VesselsValue evidenzia di avere preferito un approccio conservatore, ovvero basato su un algoritmo fondato sulle medie dei prezzi del Brent che ha portato a valutazioni più caute, meno influenzate da eventi 'singoli'. Di conseguenza, anche se il 2019 "non era stato un 'brutto anno'" per il settore offshore, gli analisti norvegesi avevano concluso che ancora non si fosse giunti a un vero punto di svolta e quindi a una ripresa. Nel 2020, l'irrompere del Covid-19 ha fatto poi crollare il prezzo del petrolio, con il record negativo raggiunto il 21 aprile con il prezzo di 16 dollari a barile, il più basso da 21 anni a questa parte.

Venendo al caso di Solstad Offshore, la crisi sanitaria ha fatto sì che la compagnia il 31 marzo annunciasse l'avvio di una ristrutturazione: un evento che rappresenta una pietra miliare per il settore, data l'importanza del gruppo norvegese e l'ampiezza della sua flotta, che conta 124 unità. Una delle condizioni poste alla base del relativo accordo è la dismissione di 37 navi. Probabile, secondo VV, che il gruppo sceglierà di cedere unità in disarmo vecchie e piccole. La società di analisi ha stimato che al 23 aprile la flotta valeva 1,484 miliardi di dollari e ha individuato 34 possibili candidate per la cessione, stimando che se Solstad le vendesse potrebbe ricavare 121,13 milioni, e che la sua flotta al termine dell'operazione arriverebbe a valere 1,362,75 milioni.

Dalla vicenda VV ha concluso che "pandemia e valutazioni troppo ottimistiche sono dannose per il mercato offshore". Al di là del caso di Solstad, la prognosi della società per il settore non è comunque rosea: "Il futuro sarà estremamente impegnativo per tutti, dalle oil major ai piccoli fornitori di servizi e a tutti gli operatori 'in mezzo'. Tutti i segnali lasciano prevedere un altro periodo di ristrutturazioni, dismissioni forzate, fusioni, consolidamenti e in ultima battuta di svalutazione degli asset", ha concluso.

TAG : Offshore
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