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Editor in chief: Angelo Scorza
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10/04/07 21:22

L’interporto di Parma dice 33 (anni in salute)

Nuovo terminal container, shuttle e accordi con le ferrovie europee la ricetta per lo sviluppo del Ce.P.I.M.

“Dobbiamo sviluppare il trasporto ferroviario, anche perche', con il passare del tempo, un interporto verra' giudicato non solo per la quantita' di merce movimentata, ma anche in relazione all’impatto ambientale sul territorio circostante”. Ha le idee molto chiare sul futuro Nicola Paradiso, memoria storica (dal 1992) in qualita' di direttore marketing del Ce.P.I.M., Centro Padano Interscambio Merci, ovvero l’interporto di Parma.
“Stiamo potenziando l’area dedicata all’intermodale: RFI ha gia' costruito un nuovo binario di 350 metri e da parte nostra abbiamo ultimato l’allestimento di 22.000 mq di nuovi piazzali dedicati, a cui se ne aggiungeranno entro la fine dell’anno altri 60.000”.
Un binario di soli 350 m non e' pero' un cambiamento rivoluzionario ed infatti Ce.P.I.M. ha ben altri progetti. “Entro giugno chiuderemo la definizione degli aspetti progettuali e gestionali del nuovo terminal ferroviario che costruiremo e finanzieremo insieme a RFI: a lavori ultimati disporremo di 4 binari operativi di 750 metri che ci permetteranno di operare anche treni blocco lunghi come quelli di Hupac, un vettore cui attualmente abbiamo dovuto rinunciare per carenza di spazi adeguati”.
Questo progetto si ricollega direttamente all’istituzione di una navetta shuttle fra l’interporto di Parma e il porto di La Spezia, sempre che quest’ultimo si doti, come previsto, delle necessarie infrastrutture retroportuali (Ship2Shore n. 47/2006): “Sara' creata una nuova societa' operativa appositamente per la gestione di questo servizio in partnership con il porto spezzino, nostro naturale sbocco sul mare. Prevediamo di passare, a regime, dalle attuali 60.000 casse mobili alla movimentazione di 100.000 teu marittimi, purche' ce lo lascino fare”.
La chiosa di Paradiso non e' casuale e sottolinea le criticita' che il manager emiliano individua senza mezzi termini nello sviluppo dell’intermodalita' in Italia: “La L.240/90 era una buona legge, che doveva servire da volano a poche strutture funzionanti. Poi pero', in base al principio che ‘un interporto non si nega a nessuno’, interessi locali e minoritari hanno prevalso su quelli nazionali; dunque si e' sprecato un mare di risorse e il sistema si e' inceppato”.
Il Ce.P.I.M. movimenta 5 milioni di tonnellate di merci annualmente di cui solo il 30% per ferrovia. “Il problema sono gli spazi e le strutture, perche' i vettori ci sono e lavorano bene”.
Anche su questo argomento Paradiso non lesina commenti caustici: “Certo Trenitalia, data la situazione dei suoi conti, non potra' dare un contributo, malgrado inutili operazioni di facciata come l’acquisto di TX Logistik. Oggi globalizzazione vuol dire solo due cose: globalizzare o essere globalizzati. Un paese che non ha saputo neppure esportare bene il pur fortisismo made in Italy e' destinato a diventare il luogo su cui i vettori ferroviari del nord potranno scaricare il ‘lavoro sporco’ e la parte meno redditizia del business. L’intermodalita', in ogni caso, e' il futuro del trasporto: meglio con gli stranieri che niente del tutto!”
E infatti sono numerosi e prestigiosi gli operatori esteri che lavorano a Parma. “Stinnes, Railion, Transwaggon, Railog sono gia' nostri clienti e stiamo trattando con un vettore belga”.
La societa' nacque nel 1974 per gestire alcuni terreni di Agip Petroli (l’ENI e' ancora azionista di maggioranza col 35%, seguito da enti locali col 29% e da istituti di credito col 24%) che rinuncio' ad una raffineria per edificare l’interporto. “Il Ce.P.I.M. ha una doppia valenza: da un lato amministra l’interporto (un’area totale di 2.500.000 di mq, di cui una parte e' stata pero' venduta, ove lavorano 80 aziende e 1.500 persone) e ne coordina lo sviluppo; dall’altro offre servizi logistici in proprio”.
Per quest’ultima attivita' la societa' sfrutta asset notevoli: oltre agli spazi dedicati all’intermodalita' (attualmente 150.000 mq) dispone di 60.000 mq di magazzini, 350.000 mq di piazzali asfaltati e 120.000 metri cubi di magazzini refrigerati. Fra i clienti: Nestle', Hangartner (col marchio Euroshuttle), Fiat New Holland, Number One (che cura la logistica di Barilla) e naturalmente l’ENI.
Andrea Moizo

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